“… And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee. \ … E allora non chiedere per chi suona la campana. Essa suona per te “
Da un sermone di John Donne

Una lettura che mi ha accompagnata per mesi. Sul profilo Instagram del blog ho dedicato ben due post a questo romanzo, vi lascio il collegamento a quello dove ho parlato del linguaggio e di una scelta che mi ha molto colpito.
Partiamo dalla citazione scritta sopra che dà il titolo al romanzo. Il verbo toll in lingua inglese indica proprio il rintocco della campana funebre.
Thee è invece una forma arcaica del pronome you. Nel romanzo è una forma assai ricorrente anche perché i personaggi spesso parlano inglese traducendolo dallo spagnolo e quindi risulta molto sgrammaticato. Ci sono espressioni idiomatiche spagnole che vengono tradotte quasi letteralmente e altre possono suonare altrettanto insolite e sgrammaticate perché sono stratagemmi dell’autore per edulcorare parolacce o parole riferite al sesso. La più frequente è I obscenity in come per sostituire l’imprecazione equivalente a vai al Diavolo – non voglio scrivere l’altra ma si capisce.-
L’ambientazione è la Guerra di Spagna e ci troviamo tra Segovia e Madrid. Il nostro protagonista è un alter ego dell’autore, Robert Jordan. Jordan è un volontario che combatte per la Repubblica contro i Franchisti. Un insegnante di spagnolo. Il suo compito è far saltare un ponte. Per farlo si unirà a una banda di guerriglieri capitanata da Pablo e dall’anziano Anselmo. Le uniche donne della banda sono Pilar, zingara moglie di Pablo, e Maria.
Lo stile di Hemingway è lento ed evocativo e conta sulla riflessione più che sull’azione, tanto che la Guerra sembra solo una cornice fino al capitolo 25. I temi principali sono il cameratismo, l’amore e il suicidio per onore. Il tema del suicidio è legato alla cattura da parte dei nemici: la maggior parte preferirebbe lasciarsi morire per evitare la cattura . Il personaggio e il racconto alla base di questa riflessione è il padre del protagonista, che lui definisce codardo per aver preso quella decisione a seguito di una cattura. E’ un tema molto delicato che non mi sento di approfondire.
In questo contesto l’unico barlume di speranza è proprio lei, Maria, giovane ragazza che segue la banda: le amare promesse di una vita condivisa tra lei e Robert a Madrid ti scaldano il cuore ma allo stesso tempo lo stringono in una morsa. Lei rappresenta l’innocenza, si è trovata suo malgrado in una situazione avversa e cerca in tutti i modi di tramettere positività. Anselmo parla di lei con Robert perché lui non si è mai innamorato e Anselmo non vuole che Maria venga considerata una prostituta per aver dormito con lui. Un amore puro che viene troncato prima di potersi evolvere proprio a causa della situazione circostante.
Il capobanda, Pablo, è un personaggio assai realistico nelle sue peggiori sfumature di assassino senza alcuna moralità, un guerrigliero che vuole solo portare a termine la missione e non guarda in faccia nessuno. E’ sgradevole nel suo essere furbo e calcolatore.
La scelta dell’autore di fondare la narrazione sulle riflessioni e lasciare da parte il conflitto fino alla metà del romanzo può sicuramente confondere chi vuole leggere un romanzo dove la Guerra viene vissuta solo come pura azione. Posso capirlo perché c’è stato un capitolo in particolare, il decimo, che mi dava l’impressione di essere infinito a causa della lunghezza dei ricordi raccontati.
Mi verrebbe quasi da proporre un confronto con uno dei miei libri preferito letto due anni fa, ovvero Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Confronto da prendere con le pinze visto che forse non fanno nemmeno parte della stessa corrente letteraria e narrano due momenti differenti che fanno entrambi parte della Seconda Guerra Mondiale: Calvino racconta la Resistenza italiana.
Nel romanzo di Calvino la Resistenza è narrata con gli occhi di un bambino che vuole imitare gli adulti come una specie di gioco, solo il titolo fa riferimento al luogo dove Pin si nasconde come un bimbino che gioca e la pistola è uno strumento che ha un valore quasi magico per lui.
Se in Hemingway abbiamo staticità e riflessione, in Calvino l’azione è viva e frenetica e le riflessioni sono sottointese nella narrazione. Pur trattandosi di una sorta di fiaba si sente la disillusione di un bambino cresciuto troppo in fretta.
Due romanzi conoscere e leggere e due autori che approfondirò.
Spero che questa analisi vi abbia incuriosito,
A presto,
Cate L. Vagni
Effettivamente la tua riflessione e le varie spiegazioni mi ha davvero incuriosita… sai che non pensavo che si trattasse del rintocco, emesso dalla campana funebre? pensavo che fosse un titolo molto più metaforico! Mi hai davvero incuriosita perché personalmente ho sempre preferito i testi con le lunghe riflessioni, che si concentrano sui moti interiori piuttosto che ai romanzi ricchi di azione, che si concentrano sui fatti.
E poi ci tengo a sottolineare che per rendere il tutto più avvincente o per entrare al 100% nel romanzo o per omaggiare lo scrittore, te lo sei letto direttamente in versione integrale! Chapeau!
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Ho imparato tutte le parti della pistola in inglese ahah apparte le battute. Leggerlo in lingua originale ti dà una visione più completa di cosa vuole dire l’autore. Prima o poi lo confronterò con la traduzione italiana. Anch’io non sapevo dell’esistenza di questo verbo in inglese. Magari fosse metaforico… Il finale da ancora male. E su Pablo mi sono parecchio trattenuta per sembrare professionale. Lo odio profondamente come personaggio.
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avevo intuito che la tua scelta della lettura in lingua originale fosse per avere una visione più completa di cosa vuole dire l’autore. Difficile che tu arrivi ad odiare un personaggio…deve essere davvero pessimo! ahahah bene, adesso sei capace di dare ordini in inglese a qualcuno che deve montare una pistola XD
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Eeh in realtà ci sono tanti personaggi che odio. Come dimenticare il caro Inan di Fogli di Virtù e Vendetta se la gioca molto bene con Pablo anche se lui è molto più realistico. Inan è stupido
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Far away across the fields
The tolling on the iron bell
Calls the faithfuls to their knees
To hear the softly spoken magic spell.
È il finale di “Time” dei Pink Floyd di cui consiglio l’ascolto.
Ottima recensione Cate L. Vangi!
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Grazie per il consiglio 😘
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Grazie 🙏
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😘
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