Chi crea veramente la famosa “bolla”?

Questo articolo non è facile da scrivere: Il 7 febbraio 2023 è la Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo. Ho accennato qualcosa sulla mia esperienza in un vecchio articolo uscito per il 18 febbraio, una Giornata altamente problematica perchè legata al ricordo di Hans Asperger con tutte le controversie del caso.

Il bullismo è sempre esistito, ma solo negli ultimi anni se ne parla con più frequenza e attenzione cercando di sensibilizzare sulle sue conseguenze e sulla sua problematicità. Può essere sia fisico che verbale, e il secondo tende a essere molto subdolo e a volte difficile da identificare. Si tende a pensare, forse per stereotipo, che le persone autistiche non si rendano conto di essere bullizzate. Sam, in una delle prime puntate di Atypical, smentisce questa idea dicendo che lui lo nota che lo stanno deridendo ma non sa come reagire. In sempre più prodotti con personaggi autistici viene puntualizzata questa cosa perchè, anche se magari per qualcuno vale, la maggioranza in realtà non sa come reagire “da sola” quando capisce di essere oggetto delle risatine altrui. Un motivo per cui la maggioranza delle rappresentazione dell’autismo sono problematiche è proprio questo: siamo macchiette e capita che lo stimming – e a volte anche gli interessi assorbenti – siano usati per siparietti comici che servono a rendere divertente la nostra “stranezza” quindi si ride DI noi e non CON noi esattamente come fanno i bulli.

Io sono una persona che tendenzialmente non prova antipatia verso chi non conosce, è raro che accada. quindi di base cerco di fare amicizia con tutti. Alle elementari c’era un bambino un pò fastidioso, ma era abbastanza sopportabile. Con il passaggio alle medie la situazione si è complicata: avevo un gruppo di amiche, ma la classe era estremamente problematica. Una delle abitudini, molto dolci, che non so se si sono mantenute negli anni, è quella di scambiarsi i diari per scriverci delle dediche: io e le mie amiche lo facevamo, ma, purtroppo, in prima media su quel diario non c’erano solo le loro dediche: due pagine sono state incollate perchè, ingenuamente, passai il mio diario a una dei miei bulli che occupò una pagina intera con offese e in un secondo momento le incollò perchè ne parlai con la coordinatrice di classe. Oltre a questo mi ritrovavo spesso le gomme da masticare nei capelli e, una volta, anche un filtro del pennarello.

Quando dico che non è del tutto vero che noi persone autistiche non capiamo di essere vittime di bullismo intendo proprio questo: io lo sapevo eccome, ma non avevo idea di come reagire e i miei metodi peggioravano la situazione. Volevo rispondere, ma queste persone non mi prendevano sul serio. Forse la mia rabbia sembrava “finta” perchè, come molte persone autistiche, replicavo i modi di parlare di personaggi di finzione, ma io non sapevo come esprimere quel sentimento in una maniera che lo facesse capire a quella gente che ignorava volontariamente il male che mi faceva con quell’atteggiamento e io mi rendevo involontariamente ridicola sperando che smettessero. Sono scivolata varie volte sul pavimento della classe perchè li inseguivo e cercavo di prenderli a schiaffi. Un altro mio metodo un pò particolare quantomeno per sforzarmi di non dare peso alle loro parole: avevo letto questo libro dove la protagonista, per ignorare i bulli, diceva di diventare invisibile e di attivare un “campo energetico”. Ricorda un pò Violetta Parr de Gli Incredibili, ma in realtà non è da lei che ho preso questa idea: lo avevo letto in un libro chiamato Stargirl di Jerry Spinelli. Solo io lo capivo infatti comunque la situazione restava uguale e continuavano a vedermi come “strana” sentendosi legittimati a prendermi di mira.

Durante il secondo anno di medie la ragazza che mi scrisse le offese non era più nella mia classe, ma purtroppo ne trovai un’altra al suo posto e dal filtro del pennarello passai alla tempera acrilica. Lei, dopo avermi macchiato i vestiti, venne ad aiutarmi e mi prestò la sua felpa. Oltre a lei, c’era anche un altro ragazzo che mi prendeva costantemente di mira e, purtroppo, me lo trovai nel banco davanti al mio e passò una giornata intera a buttare in terra la mia roba appena la appoggiavo sul banco. A fine giornata ero talmente satura che ho cominciato a tremare anche mentre camminavo. Non avevo più controllo del mio corpo. Per fortuna la scuola era letteralmente sotto casa quindi arrivai subito ma quello, se analizzato con la consapevolezza di oggi, lo posso indicare senza difficoltà come il mio primo. effettivo, shutdown nonostante non avessi ancora la diagnosi di autismo. Lo shutdown è una crisi di sovraccarico in cui la persona autistica si spegne, non reagisce più. Io tremavo ma non riuscivo minimamente a parlare, l’unica reazione emotiva era il pianto. L’ultimo anno della medie fu relativamente tranquillo, per fortuna.

Arrivata alle superiori, oltre a conoscere il mio primo ragazzo, le cose si complicarono ulteriormente: al terzo anno unirono le due sezioni del mio istituto perché c’erano state diverse bocciature e non fu affatto facile. Come spiegavo in un articolo sull’ultima puntata di Avvocata Woo che ho visto, esiste una zona grigia: in una classe c’è sicuramente un bullo un po’ più “forte”, ma se invece di provare a farlo ragionare la maggior parte della gente si schiera dalla sua parte perché è sua amica diventa difficile fare differenze. Ecco, questo ragazzino era particolarmente cattivo con me, soprattutto nell’ora di educazione fisica in cui non facevamo assolutamente nulla e lui spesso si divertiva a tirarmi la palla contro mentre ero seduta su un materasso e stavo ferma lì. Io non ho mai cambiato modo di reagire e di nuovo quella mia rabbia aumentava le prese in giro. Come se non bastasse, a un certo punto, mi aggiunsero al gruppo WhatsApp di classe e mi trovai uno “scatto rubato” di un bacio tra me e il mio ex con un sacco di commenti veramente pesanti che forse erano fatti pensando di essere simpatici. Rimasi piuttosto shockata dalla tranquillità con la quale cambiarono argomento poco dopo, come se non fosse successo nulla e non mi avessero deriso così apertamente.

Oltretutto mi era già successo l’anno precedente con una persona che per me in realtà era un’amica: successe un putiferio nel gruppo di classe per la gita e le camere e questa persona disse a tutta la classe di non essere ipocrita visto che “tanto tutti la prendiamo in giro”. Io non mi spiegavo come avesse potuto scriverlo così a cuor leggero come se io non fossi lì e non sapessi leggere. Fu un duro colpo proprio perché non avevo minimamente pensato che ce l’avesse così tanto con me, non lo avevo proprio visto. Ero davvero genuinamente convinta che fossimo amiche.

In terza superiore ci fu anche un ulteriore problema a complicare tutto: sono discalculica e quindi per me le materie scientifiche sono sempre state più ostiche, ma per un anno intero la professoressa ha sottovalutato la mia situazione e sembrava quasi offesa perché andavo meglio nelle materie umanistiche. Quel sottotesto di Sei abbastanza intelligente, applicati un po’ di più” pesava abbastanza dato che io mi impegnavo più che potevo ma avevo dei limiti che non dipendevano da me. Capitava spesso di sentirmi deridere alle spalle dallo stesso ragazzo che mi tirava le pallonate, che faceva l’arrogante dopo aver saltato l’interrogazione e mi suggeriva leggendo dal libro. Io cercavo più volte di ribattere e la professoressa ogni volta mi diceva che ero irruenta. Ancora non capisco cosa voglia dire dato che ero io che stavo subendo un’ingiustizia e lei non diceva a lui di smettere ma se la prendeva con me. E il tutto peggiorava ogni volta che lei ci comunicava che avremo dovuto fare una relazione di fisica a gruppi: per tre anni mi sono sempre ritrovata isolata e lei si arrabbiava con me perché non trovavo nessun compagno. Quanta voglia puoi avere di continuare a tentare se la risposta non cambia mai e ti ritrovi sempre esclusa ogni volta che la professoressa parla delle relazioni? Dopo un po’ è chiaro che smetti di provarci e sei completamente demoralizzato oltre a sentirti in ansia perché sai che forse l’insegnante si arrabbierá perché hai fatto tutto da sola con molta fatica. Cominciando l’università ho capito che sono perfettamente in grado di lavorare in gruppo anche se con qualche difficoltà iniziale, ma in quel contesto avevo un muro che mi separava abbastanza palesemente dal resto della classe quindi era impossibile trovare qualcuno che volesse lavorare con me anche se ci provavo.

Ebbi una piccola fase depressiva durante quell’estate infatti non fu facile ricominciare l’anno. A un certo punto esplosi dopo l’ennesimo compito di matematica andato male e la professoressa capí che non lo facevo per dispetto, ma era davvero necessario che mi semplificasse i compiti e mi desse il tempo aggiuntivo se voleva che avessi risultati quantomeno sufficienti. Per i due anni successivi ebbi anche la fortuna di avere un insegnante di educazione fisica che si prese il compito di provare a spiegare alla classe cos’era la disprassia anche se molto a grandi linee e senza scendere troppo nei particolari. La situazione migliorò di poco almeno in quell’ora e in effetti mi motivó molto perché adattava le lezioni alle mie necessità e provava a far capire agli altri che spesso avevo tempi più lunghi dei loro nei giochi di squadra – non giocavamo solo a pallavolo, valeva in generale – e presi almeno un po’ di fiducia in me in quella materia che in effetti era piuttosto complessa per una persona disprassica.

Come ho scritto nel primo articolo citato, ho avuto la diagnosi tardiva a diciotto anni dopo che i miei si sono fatti diverse domande sulle mie difficoltà di socializzazione e sul perché non riuscissi a integrarmi. A inizio quinta superiore ho avuto questa risposta che si è sommato ai miei Disturbi dell’Apprendimento e ha spiegato molte cose. Non che abbia effettivamente cambiato qualcosa in classe, ma almeno certi comportamenti avevano senso per me. Ormai con i miei compagni mi ero rassegnata del tutto e loro stessi avevano ammesso di non poterne più perché i professori parlavano sempre di me chiedendo di non escludermi ma, arrivati a diciotto anni, se non volevo era colpa mia e quindi loro non volevano più sentirselo dire. Avevo smesso di provare ma una frase del genere fece comunque male. Come vedete, purtroppo, è successo più di una volta che si rivolgessero indirettamente a me forse pensando che non cogliessi il sottointeso quando lo capivo eccome e risuonava in me in maniera dolorosa. Perchè essere così subdoli visto che io ero lì e, nonostante tutto, avevo provato a integrarmi come potevo non ottenendo nulla?

È complicato capire perché i DSA siano stati notati prima dell’autismo anche se, ovviamente, le due cose sono collegate come co occorrenze e quindi non si escludono a vicenda, ma nel mio caso è andata così. A volte mi chiedo se aver avuto anche quella diagnosi fin da piccola avrebbe cambiato qualcosa ma forse no, perché la verità è che se agli occhi degli altri sei strano, troveranno sempre un motivo per prenderti in giro e isolarti anche se questo non dovrebbe esistere .

Il messaggio, che peraltro ho cercato di portare nella mia ex scuola media e a una classe delle scienze umane con un progetto chiamato libro umano è proprio quello di veniamoci incontro e aiutiamoci. Io non avevo gli strumenti per difendermi da questa situazione anche se ero ben consapevole di cosa stessi vivendo, sarebbe bastato davvero poco. Alla fine siamo tutti diversi, no?

Spero che la mia testimonianza vi abbia fatto riflettere e se qualche altra ex vittima vuole raccontarsi qui sotto è ben accetta, il mio blog e i commenti sono uno spazio sicuro per tutti, per questo sono moderati.

A presto,

Cate L. Vagni

48 pensieri su “Chi crea veramente la famosa “bolla”?

  1. Mi spiace molto per tutto ciò che hai passato…ti mando un abbraccio!

    Ti lascio la mia testimonianza: Fin dalle elementari sono stata bullizzata sia dagli insegnanti che dagli studenti poiché ero molto timida e faticavo ad approcciarmi alle persone e anche per la mia passione per il disegno e i fumetti, mi davano tutti della stupida e altre bruttissime parole…invece di essere difesa mi sentivo dire le peggiori cose e dispetti vari, discriminazioni, che hanno causato una ferita indelebile nel mio cuore…a causa di questi episodi di bullismo mi sono chiusa in me stessa ancora più di prima, poiché anche recentemente sono stata fraintesa da alcune persone che non capiscono la mia situazione psicofisica…ti confesso che mi spaventano le persone e raramente riesco ad aprirmi totalmente… ultimamente sto lavorando su me stessa tentando di migliorarmi, ho sempre timore che qualcuno mi faccia del male…ho iniziato anche a soffrire di attacchi di panico… parlarne mi aiuta molto, grazie di cuore per il tuo post, mi ha dato tantissimo coraggio! 🤗🥰🌹❤️

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  2. Abbiamo avuto modo di approfondire in separata sede questo articolo, che ho avuto l’onore di leggere in anteprima e posso assicurarti che è uno dei tuoi articoli che più è riuscito a toccare le corde del mio cuore. Se potessi essere per un di quei bulli ti chiederei scusa nella maniera più sincera che esista 🥺
    Ma purtroppo difficilmente chi ha sbagliato riesce a fare mea culpa e determinati errori (in maniera a mio dire troppo semplificata) vengono attribuiti all’immaturità dell’infanzia e per certi versi è così, ma altre inflessioni del comportamento fanno parte di noi e ci rimarranno per tutta la vita

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    • Confido che qualcuno della “zona grigia” rifletta e capisca di aver sbagliato, soprattutto se vuole lavorare con i bambini e magari ha studiato neurodivergenza e disabilità.
      Comunque mi ha fatto piacere vedere l’ascolto empatico dei ragazzini della mia ex scuola media durante il progetto del Libro Umano. Erano anche loro senza parole quindi c’è un po’ di speranza in queste nuove generazioni ❤️

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      • Mi resta difficile immaginare che bullo, che ha l’indole di schiacciare gli altri, redima così tanto se stesso da diventare un agnellino, ma confido che possa limare il suo comportamento. Ho molta più fiducia nella cosiddetta zona grigia, dove le persone che comunque compiono atti di micro-aggressione, possano davvero imparare (avendo una base caratteriale più solida) a spezzare le catene subdole della violenza (soprattutto quella verbale).
        Ho ancora più fiducia nelle future generazioni, che su questo aspetto si dimostrano ampiamente migliori rispetto alla nostra generazione e di quelle precedenti 😌

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        • Infatti i bulli “principali” chiaramente spero di non rivederli mai più visto che so che molto probabilmente non sono maturati, ma agli altri voglio lasciare il beneficio del dubbio.
          Diamo fiducia alle nuove generazioni, sì ❤️❤️❤️

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  3. Una confessione davvero coraggiosa e ammirevole, non è da tutti riuscire a parlarne in maniera così aperta, e penso possa essere d’esempio a tante persone. Alle scuole medie ho conosciuto il bullismo, anche se nel mio caso è stato solo verbale e circoscritto a circa il primo anno e mezzo/due. Un gruppetto di ragazze aveva iniziato a prendermi in giro per l’aspetto fisico e per la mia timidezza, senza neanche premurarsi di nasconderlo. Poi ho iniziato a dar loro meno soddisfazione possibile, cercando di ignorarle, e alla fine si sono stancate

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    • È un’esperienza che ti segna in negativo, purtroppo. Bisogna raccogliere quante più testimonianze possibile per combattere questa piaga, ma sono sicura che le nuove generazioni siano già abbastanza sensibili. I ragazzi delle medie erano piuttosto increduli davanti al mio racconto quindi penso che loro ci faranno molto più attenzione 💙

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  4. Il piccolo mondo che si crea nelle classi scolastiche può essere veramente crudele. Anche per chi non è vittima di bullismo certe meccaniche sono deleterie e fanno male.
    Applaudo al tuo coraggio di scrivere qui la tua testimonianza. Sfortunatamente su questo argomento, come su tanti altri, i cambiamenti avvengono molto lentamente e sempre e solo se si mantiene alta l’attenzione. Per cui parlarne e parlarne e parlarne ancora è davvero importantissimo.

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    • Infatti nella mia classe erano tutti divisi in piccoli gruppi e non ero la sola a essere emarginata e presa di mira ma purtroppo spesso anche le stesse persone che condividevano con me il fatto di essere emarginate mi prendevano di mira. Alle superiori il problema principale era proprio quello. Erano tutti uniti ma alla stesso tempo divisi

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  5. Penso che questa tua testimonianza sia molto utile, sia per altre persone neurodivergenti (che possono non sentirsi sole) sia per quelle neurotipiche come me, che spesso non sanno come ci si senta. Io ho subito un po’ di bullismo, ma nulla in confronto a quello che descrivi tu. La parte che mi ha colpito di più è l’incapacità di capire le tue difficoltà da parte della professoressa di matematica: dato che è la mia stessa professione, voglio evitare di ripetere tali errori.

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    • Sì purtroppo in una classe di un liceo linguistico, come la mia, era facile che la maggioranza avesse difficoltà in tutte le materie scientifiche ma il punto è che purtroppo molti non provavano nemmeno a studiare e aspettavano i compiti dello scientifico. In quinta si arrivò così all’estremo che un mio compagno copiò anche roba che a noi non era ancora stata spiegata. Io purtroppo non avevo “semplici” difficoltà, era una situazione che richiedeva molta più attenzione per farmi arrivare alla sufficienza. A oggi ho ancora poca elasticità con i calcoli a mente perché fa parte della discalculia, anche quelli base spesso mi confondono. La professoressa non voleva essere cattiva, ne sono certa, infatti poi mi venne incontro, ma purtroppo in terza superiore non voleva proprio vederlo e forse aveva preso me come capro espiatorio in una classe intera anche se in quel caso i voti pessimi non erano questione di studio o comprensione. Grazie per aver detto che tu, se ti capitassero alunni discalculici, proverai a non fare l’errore della mia professoressa. Io penso che sia un problema generazionale e questa prof dovrebbe essere andata in pensione, spero che le generazioni successive abbiano una sensibilità diversa e smettano di tirare in ballo l’intelligenza quando non c’entra nulla. Le vecchie generazioni non erano molto preparate, purtroppo, infatti troppe persone neurodivergenti hanno mollato la scuola senza nemmeno prendere il diploma e hanno subito bullismo pure dagli insegnanti. Nel mio caso è stato proprio il rapporto con gli insegnanti a salvarmi, anche se con questa professoressa le cose non sono state facili inizialmente

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      • Ti ringrazio per avermi raccontato qualche altro dettaglio. Diciamo che, se non altro, ora si parla di questo tipo di problematiche, e soprattutto ci sono direttive ministeriali a riguardo: l’informazione è spesso imprecisa e incompleta, e le direttive non risolvono tutto, ma almeno la questione non è più ignorata.

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        • Già esatto, molte cose vanno aggiornate e gli aggiornamenti sono sempre lenti soprattutto in Italia. Ci vorrà tempo ma almeno da qualche parte si deve partire. Ogniuno deve fare la sua parte in ogni ambito per aiutare chi come me ha una struttura neurologica diversa dalla media sulla quale è basata la società. Le diagnosi sono aumentate ma purtroppo spesso la conoscenza di base è sempre la stessa delle vecchie generazioni quindi si va poco lontano. Aggiungo un’ultima cosa: il compito di un ragazzo discalculico sarà tendenzialmente più disordinato di quello di altri studenti perché oltre alla difficoltà a fare i calcoli anche lo spazio è gestito veramente male e a ogni correzione il compito risulterà sempre meno leggibile. Per questo è fondamentale che il compito sia più breve perché ci mettiamo il doppio del tempo a pensare a come risolvere un esercizio che in apparenza sembra semplice. Compiti più brevi da fare in più tempo danno una mano a riflettere meglio per evitare pasticci. Spero che la mia testimonianza e la mia ulteriore spiegazione ti possano aiutare meglio in futuro con il tuo lavoro ☺️

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  6. Ho appena scoperto questo blog. Sono anch’io una persona autistica di livello 2 e solo di recente sto finalmente giungendo, forse, ad una diagnosi. Il bullismo è stato una costante di tutto il mio percorso scolastico, dove non solo compagni e compagne si divertivano a maltrattare la persona diversa, stramboritardata, ma si sono aggiunti anche alcuni insegnanti. Quando andavo a scuola i DSA non erano riconosciuti e non veniva fornito nessun aiuto dopo la prima, e spesso unica, spiegazione.

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  7. A truly courageous and admirable confession, it’s not for everyone to be able to talk about it so openly, and I think it can be an example to many people. In middle school I learned about bullying, even if in my case it was only verbal and limited to about the first year and a half / two. A group of girls had started teasing me about my physical appearance and my shyness, without even bothering to hide it. Then I started giving them as little satisfaction as possible, trying to ignore them, and eventually they got tired of it

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  8. Mi dispiace molto per quello che tu e tanti altri avete dovuto (e a volte dovete ancora…) affrontare. Trovo però molto bello che tu abbia incanalato tutto in blog divulgativi/istruttivi.

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    • Considerato quante persone hanno avuto una diagnosi tardiva è importante divulgare e staccarsi dall’idea che l’autismo (e le altre neurodivergenze) sono malattie. Una persona autistica non può essere curata con psicofarmaci se non ha altre motivazioni come un disturbo mentale di altra natura che spesso purtroppo si lega alla condizione. È la struttura del nostro cervello a essere in quel modo quindi non puoi “eliminarla”, puoi solo lavorare su aspetti più complessi che ostacolano la vita quotidiana in maniera più o meno significativa. Le esperienze di bullismo, che purtroppo tutti possono subire per qualsiasi caratteristica che la società non accetta, ti formano in una maniera negativa e non te ne liberi mai. Non vorresti mai formare il tuo carattere così ma purtroppo non dipendono da te. Crescendo potresti imparare a riconoscerle e anche, in certi casi, a difenderti da solo visto che la maturità è molto relativa e pure gli adulti possono diventare bulli spesso peggio dei ragazzini…

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      • “Le esperienze di bullismo, che purtroppo tutti possono subire per qualsiasi caratteristica che la società non accetta, ti formano in una maniera negativa e non te ne liberi mai. Non vorresti mai formare il tuo carattere così ma purtroppo non dipendono da te. ”

        Vero. Ma è da queste esperienze che alcune persone trovano la forza e la determinazione per combattere le ingiustizie. E ci danno la possibilità di scegliere se diventare come chi odiamo oppure di decidere di essere migliori.

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      • Vero. Anche se, purtroppo, con alcuni bulli non si può fare molto. Per dire, una mia conoscente si è vantata che lei, i bulli, li zittiva con uno sguardo. Ma un tizio che si becca un ergastolo non è una persona che si ferma così.
        O ancora, mi ricordo che una volta ho provato a guardare un bullo negli occhi, e lui, per un’ora intera, non ha fatto altro che ringhiarmi contro e simulare dei pugni, alzando la guardia minaccioso. Roba del tipo “ora ti tiro un pugno! Te lo tiro, sai? Te lo tiro!” Si è fermato solo quando ha rischiato di venir portato via dalla famiglia.
        Il problema, in sintesi, è che quando si parla di bullismo, si finisce col creare una macrocategoria che contiene sia il bulletto che ti butta per terra l’astuccio sia lo spacciatore che ti manda all’ospedale. Non sono nella stessa categoria e neanche in due simili. Bisognerebbe proprio cambiare termini e agire di conseguenza.

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        • Infatti quando tentavo di rispondere entravo in un loop che peggiorava la situazione. Da sola non potevo in alcun modo reagire e farli smettere. La situazione alle medie in pratica si è risolta perché il tizio che mi ha scatenato una crisi è bocciato un’altra volta e in terza media tutti gli altri si sono un po’ calmati da soli. Ma questa non è una soluzione, è solo stare in attesa. È una situazione veramente complessa e bisogna tenere conto di parecchie cose.

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          • Purtroppo, nella mia esperienza, l’unico linguaggio che questi soggetti comprendessero erano le botte. Non è una bella cosa da dire, ma se gli insegnanti dicono “ignorali” o “io non posso fare niente”, o la peggiore “se usi la violenza, passi dalla parte del torto” allora ti mettono con le spalle al muro.
            Cosa bisogna fare, subire passivamente e venire isolati?

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            • Hai detto bene. Purtroppo molti non sono per niente propensi a ragionare e la violenza, che non è mai una soluzione, risulta l’unica via di scampo per evitare il peggio. Se ti mettono con le spalle al muro dire di non reagire è completamente sbagliato. Non puoi subire passivamente se ti stanno mettendo le mani addosso. Sempre che tu riesca effettivamente a reagire visto che di base tra bullo e vittima c’è una differenza abissale di stazza e forza fisica

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  9. Beh, non necessariamente. Il bullo più aggressivo con cui abbia mai avuto a che fare (si è beccato un ergastolo) mi arrivava alla spalla e i suoi colpi li sentivo appena. Lui era pericoloso perché aveva il branco e aveva scarsi freni inibitori.

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