
Si sa, quando si parla di temi delicati ai bambini piccoli bisogna ponderare bene le parole e semplificarle, perchè la comprensione potrebbe non essere immediata se il bambino è troppo piccolo. Di conseguenza, si ricorre alle metafore. Oggi vi parlo della Giornata dei Calzini Spaiati, che ricade il primo venerdì di febbraio di ogni anno. Mi sono imbattuta in questa ricorrenza attraverso il blog di Fabrizio Acanfora nel 2021. Lascio il suo articolo qui.
Questa ricorrenza usa la metafora dei calzini spaiati per spiegare le diversità – disabilità, neurodivergenza e altro – ai bambini perchè la accettino di più, partendo dal concetto che i calzini sono spesso spaiati perchè uno si perde nella lavatrice o finisce in fondo al cassetto. Visivamente è un’idea vincente e, infatti, durante quella giornata trovi ovunque foto di calzini spaiati con didascalie varie ed eventuali in favore dell’inclusione. I calzini non accoppiati indicano eccentricità, unicità e diversità. La metafora ha senso e la capisco, ma fatico a essere d’accordo con questa scelta per due motivi in particolare:
Tanto per cominciare, sono una persona disprassica che ancora tende a mettersi i vestiti al contrario e da bambina spesso uscivo con la maglia del pigiama sotto i vestiti con i quali dovevo andare a scuola perchè mi scordavo di toglierla. Non credo di aver mai preso dei calzini spaiati, ma suppongo che vedere una bambina con la maglia del pigiama sotto i vestiti o con un maglione\ una maglietta dal lato sbagliato susciti ilarità. Infatti ora che sono adulta e continua a succedere è diventato un problema. Negli indumenti con fantasie come le righe simmetriche si vede ancora di più che il verso è scorretto e la figuraccia è assicurata. A volte capita anche con i pantaloni che non sono jeans e non hanno tasche a indicare il verso giusto. Non so quanto funzioni scegliere volontariamente di mettere due calzini di colori diversi o con due fantasie che cozzano completamente tra loro.
L’altro motivo per cui non mi convince è che questi bambini sono i primi a essere derisi proprio perchè diversi e, nei casi peggiori, a essere emarginati dai genitori che hanno tanti pregiudizi e li inculcano ai figli. Ogni 7 febbraio si tiene la Giornata contro il bullismo e ho raccontato la mia esperienza lo scorso anno in un articolo specifico. Il concetto stesso di inclusione è ampiamente dibattuto e messo in discussione perchè ritenuto problematico da coloro che chiedono di essere inclusi e spesso vengono respinti con stizza e violenza. E’ la maggioranza a includere una qualsiasi minoranza se lo ritiene utile e necessario, quindi non è quasi mai sincero come gesto. Ancora una volta, Fabrizio Acanfora ha scritto un articolo che mi ha fatto molto riflettere in cui suggerisce di sostituirlo con convivenza della differenze per dare un’idea di parità tra le parti ( qui per approfondire ). Siamo tutti diversi, altrimenti non si parlerebbe di neurodiversità per evidenziare che nessun essere umano è identico a un altro, anche se le due persone condividono l’assetto neurologico e fanno parte della maggioranza neurotipica. La neurodivergenza è soprattutto politica e sociale, più che medica, ma questo è argomento per un altro articolo che richiede tempo per essere scritto perchè non voglio essere fraintesa in alcun modo. Siamo tutti umani, quindi sarebbe auspicabile venirsi incontro oltre le differenze, di qualsiasi tipo e natura.
I bambini sono molto più ricettivi degli adulti, quindi, l’iniziativa di per sè è bella e può lanciare un messaggio forte e chiaro per progredire e trovare punti di contatto, ma sono la modalità scelta e la metafora a lasciarmi un attimo interdetta.
Attendo la vostra opinione nei commenti per riflettere insieme,
A presto,
Cate Lucinda Vagni
“Siamo tutti umani, quindi sarebbe auspicabile venirsi incontro oltre le differenze, di qualsiasi tipo e natura.” Quanta verità in queste parole.
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Sarebbe bello che non ci fosse bisogno di ribadirlo ma per il momento è necessario. Magari in futuro non servirà più, lo spero vivamente perché significa che la sensibilizzazione ha dato davvero i suoi frutti
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Abbiamo già avuto modo di parlarne e a me personalmente non arriva neanche immediato il messaggio di inclusione in tutta onestà. Sembra più la giornata, in cui il bimbo può essere creativo, può essere stravagante, al massimo creativo, ma non vedo il passo successivo. Non penso che si diventi inclusivi, indossando dei calzini di colori e trame diverse. Non penso neanche che sbagliando volutamente, si accolga meglio chi sbaglia involontariamente. E no, non passa neanche il messaggio che se il bambino per una volta ha “sbagliato” ad indossare i calzini, diventerà sicuramente clemente con i bambini che non sanno farlo
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Molte persone autistiche adulte hanno fatto notare che, purtroppo, è una giornata che partiva con tante buone intenzioni ma in realtà ha l’ effetto contrario: j bambini autistici NON vogliono assolutamente indossare i calzini spaiati perché a livello sensoriale li manda in sovraccarico dato che ogni coppia di calzini ha materiali diversi e texture altrettanto differenti. I calzini usati sono più morbidi di quelli lavati. E ci sono bambini autistici che prendono questa giornata come un’ imposizione quindi se non hanno una coppia di calzini spaiati hanno meltdown e rischiano addirittura di essere redarguiti dall’ insegnante. Forse va pensata meglio questa giornata perché posta così non funziona proprio. Potrebbero semplicemente proporla più volte l’anno e magari dire semplicemente che ogni bambino si può vestire come vuole invece di limitarsi solo ai calzini. Si può cercare di spiegare perché ci sono bambini che si vestono al contrario o si dimenticano la maglia del pigiama sotto al resto dei vestiti, così magari davvero il messaggio può avere un senso. In questo modo sempre solo ipocrisia visto che, per il resto dell’ anno, il bambino “spaiato” non ha nemmeno quel minimo di diritti che gli spettano ed è spesso emarginato
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Concordo anche in questo caso con te e ritengo che il miglior modo per includere le persone sia spiegare agli altri il loro mondo ed insegnare un punto di vista non giudicante, ma comprensivo. Mettersi nei loro panni (perché pare che sia questo il sottotesto di questa giornata) a mio avviso non aiuta affatto e grazie a questi retroscena, che hai illustrato e che hanno pienamente senso, mi sembra di capire che addirittura porta a degli effettivi svantaggi per i bambini, che non solo non si sentono rappresentati, ma addirittura ne escono debilitati con meltdown o shutdown! Come si dice: buone le intenzioni, da rivedere le modalità!
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Purtroppo il sottotesto dell’ aggettivo “spaiato” non è poi così lontano dal pezzo di puzzle anche se la persona che l’ ha creato l’ aveva pensata come un’opportunità positiva. Non siamo “spaiati”, “sbagliati”, abbiamo delle difficoltà spesso molto invalidanti ma non siamo “rotti” rispetto agli altri. È il concetto dietro alla scelta della metafora che funziona poco. È sicuramente più innocua delle varie “Giornate mondiali” a tema autismo (18 febbraio e 2 aprile) ma comunque va rivista… Così rischia di essere molto fuorviante
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Ah quindi proprio la paorla spaiati sottintende incompleti? Ok, diciamo che almeno ci stiamo allontanando dal linguaggio bellico tipo “Combattiamo l’autismo”, che mi fa ridere perché mi ricorda quei vecchi slogan anni 2000 tipo “Combattiamo le droghe” 😂
Comunque sì, ancora si pone troppo l’attenzione sulle mancanze, sulle stramberie, sullo sbaglio, invece di valutare il mondo neurodivergente nella sua completezza
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Beh il calzino spaiato vorrebbe simboleggiare ogni disabilità in generale, quindi anche tutte le neurodivergenze, solo che non è il massimo come esemplificazione del concetto. Sei “spaiato” quindi diverso dalla maggioranza, con delle caratteristiche specifiche e dei bisogni “speciali” che nella maggioranza dei casi non ti vengono riconosciuti e questa giornata è più fine a sé stessa di tutte le altre. Non è dedicata solo all”autismo come 18 febbraio e 2 aprile, per questo io nell’ articolo ho fatto l’esempio della disprassia. Se ci fosse stata quando ero piccola io mi avrebbe stranito tantissimo proprio per il motivo spiegato nell’ articolo. Non sono “spaiata” sono disprassica e faccio fatica con certi movimenti quindi capiterà ancora che io mi metta i vestiti al contrario anche se ci faccio attenzione. Non solo stramba, è così che funziona e basta.
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Che spaiato a volte significa anche abbandonato dal gruppo, insomma un aggettivo non proprio adatto per un messaggio edificante. Piccolo spoiler: ho visto che in alcuni store on-line adesso puoi addirittura comprare due calzini, uno diverso dall’altro: magari hanno colori simili ma pattern differenti. Ti dirò, non sono riuscita a comprarli, perché mi è sembrato troppo strano (e tu sai che io non ho timore di comprare i calzini più strampalati 😅) quindi capisco che ti avrebbe fatto uno strano effetto ☺️
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Ecco, non sapevo che significasse anche “abbandonato dal gruppo”… Questo è un vero peccato perché rovina un’ idea che di per sé poteva aiutare a sensibilizzare si passa all’ ennesimo messaggio che rischia di alimentare stereotipi e pregiudizi. Va proprio ripensata questa giornata, secondo me
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