Secondo anno del blog: un corso di teatro molto particolare

Due anni fa nasceva questo mio piccolo spazio di condivisione per sensibilizzare sulla neurodivergenza e parlare della mia passione per la lettura, che io chiamo affettuosamente Piccolo scaffale dei sogni.

Anche WordPress me lo ricorda 🥰💙

In questo articolo parlerò di una mia passione che forse ho citato in diversi articoli senza mai approfondirla: il teatro.

Fin da piccola ho frequentato corsi di teatro, nella mia prima recita facevo il fiore.

Reperti storici dal mio profilo fb. Ero carina, eh?

Non ricordo con precisione da dove arrivasse l’idea dello spettacolo in sè, ma ricordo che parlava di un bambino un pò bulletto che si ritrova in una sorta di bosco incantato per imparare a rispettare la natura combattendo contro il mostro che rappresenta lo smog. Da qui il costume da fiore.

Alle elementari ho recitato anche in una rappresentazione di Pinocchio nella quale interpretavo un personaggio generico del teatro dei burattini di Mangiafuoco e in una rappresentazione de Il Piccolo Principe.

Alle medie con il corso di teatro della scuola abbiamo rappresentato I vestiti nuovi dell’imperatore di Hans Christian Andersen, testo al quale è liberamente ispirato il classico Disney Le follie dell’imperatore.

Alle superiori ho continuato per i primi due anni per poi lasciarlo da parte perchè il corso non è ripartito nel triennio.

Ho parlato della difficoltà delle persone autistiche di codificare e associare le espressioni facciali ai vari contesti, il teatro potrebbe aiutare a capirle meglio. Nel mio caso, però, spesso tendevo all’esagerazione soprattutto se sul copione c’era riportata tra parentesi l’emozione da mostrare. La interpretavo in modo un pò troppo letterale.

Poco prima della diagnosi, tramite una mia amica, ho frequentato un corso di teatro esterno al liceo tenuto da Nino Scardina, un attore e doppiatore molto famoso. Vi porto alcuni esempi di personaggi ai quali ha prestato la voce a Bugs Bunny e Happosai nel film di Ranma 1|2: Le sette divinità della fortuna e Ranma 1|2: La sposa dell’isola delle illusioni e più di recente l‘Omino di Burro nel Pinocchio di Matteo Garrone del 2019.

Quel corso è stato molto particolare perchè oltre a insegnare la dizione e correggere i difetti di pronuncia con esercizi specifici, dava a ognuno di noi un testo che si adattava in qualche modo alla nostra personalità. A me ha proposto Lo zoo di vetro di Tennessee Williams.

Tennessee Williams, Lo zoo di vetro, Einaudi, 1987

Questo testo teatrale riprende un racconto del 1934 dello stesso Williams dal titolo Ritratto di una ragazza di vetro e racconta la storia di Laura, una ragazza molto timida che convive con una disabilità che la porta a zoppicare. La ragazza vive in un mondo che si è costruita fatto di animaletti di vetro. il suo zoo che dà il titolo all’opera per l’appunto. Ci troviamo nel sud degli Stati Uniti negli Anni Trenta e la madre le vuole trovare marito a ogni costo. Il pretendente scelto dal fratello Tom è un vecchio amico di nome Jim, che la ragazza capirà di conoscere già e non solo: lo identificherà nel ragazzo per il quale aveva una cotta al liceo. Il fratello è totalmente disinteressato alla famiglia, tanto che dimentica di pagare le bollette. Jim viene invitato a cena dalla famiglia e parlerà con Laura, facendole notare che la zoppia di cui è convinta di soffrire e l’ha resa oggetto di scherno a scuola in realtà è dovuta alla sua insicurezza. I due balleranno e Jim, inavvertitamente, romperà il corno dell’unicorno di vetro tanto caro alla ragazza per poi dirle che in realtà è promesso a un’altra. Lo zoo di vetro rappresenta un posto sicuro ma carico di illusioni, la valenza metaforica è davvero potente.

Ora, è vero che uno dei luoghi comuni più diffusi è che le persone autistiche non parlino per timidezza quando, in realtà. spesso vanno in mutismo selettivo per evitare meltdown e shutdown, ma nel mio caso io lo sono quindi l’associazione non è del tutto scorretta. Ciò che mi ha colpito di più in questo caso è che in quel momento non avevo ancora la diagnosi ufficiale, eppure mi ha osservata vedendomi simile a Laura.

E’ anche vero che è altrettanto sbagliato pensare che l’autismo sia visibile dall’esterno come nel caso di altre condizioni – vedesi la Sindrome di Down – perchè spesso le persone autistiche mascherano i tratti più evidenti come lo stimming per non attirarsi sguardi indiscreti, ma forse alcune mie caratteristiche, come le espressioni facciali e il fatto che mi abbia ripreso spesso perchè interpretavo letteralmente le emozioni suggerite dal copione – es urlavo se sul copione c’era indicato di mostrare la rabbia -, potevano suggerire qualcosa.

E’ stata un’esperienza breve ma interessante che mi faceva piacere raccontare per questa occasione come spunto di riflessione.

A presto,

Cate L. Vagni

10 pensieri su “Secondo anno del blog: un corso di teatro molto particolare

  1. Mi avevi accennato del tuo trascorso teatrante, ma non pensavo che fosse così articolato! E ora capisco anche la paturnie sul caricare troppo alcune espressioni facciali sui video della piattaforma Tik Tok, reminiscenza degli insegnamenti appresi dal tuo insegnante! Concordo con te che il teatro può risultare essere un grande aiuto anche per persone con poca autostima o tendenzialmente introverse o chiuse, perché è un continuo mettere alla prova noi stessi per conoscere sempre meglio il nostro io interiore!

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    • Ci sono anche teorie molto interessanti sul teatro che ho studiato durante questo corso perché erano la sua base. Ovviamente, i video che hai visto tu che faccio sui miei personaggi non sono teatro ma è un’interpretazione perché di base io non so recitare. Va bene mostrare le emozioni ma prenderle troppo alla lettera no perché ottieni l’effetto opposto e potresti sembrare grottesco se per esempio urli perché sul copione c’è scritto di esprimere la rabbia 🙈

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