Infodump: autismo vs scrittura. Un punto di vista differente su una questione così dibatutta.

L’articolo di oggi riprende quella rubrica che non continuo da molto dove semplicemente vi parlo di alcune caratteristiche dell’autismo per sensibilizzare senza collegarlo a rappresentazioni mediatiche più o meno buone.

Il tema di questo articolo è l’infodump. Partiamo dalla definizione: cos’è l’infodump?

Il termine è l’unione dell’inglese information e dump, cioè discarica. Quindi, parafrasando, si può tradurre in “Surplus di informazioni di dubbia utilità.” – Questa traduzione così scientifica e accuratezza è mia, quindi voglio i diritti d’autore xD –

In questo articolo voglio mettere a paragone due tipi diversi di infodump, di cui uno dei due secondo me è poco conosciuto e sottovalutato: l’infodump come tratto autistico e dimostrazione di affetto.

Nella scrittura si può fare in tre modi:

  • Descrivere un qualsiasi personaggio, in particolar modo il protagonista, snocciolando tutte le sue caratteristiche – soprattutto fisiche – alla prima apparizione senza approfondirle e mostrarle successivamente nella narrazione come fosse un elenco della spesa: così il lettore non ha più la soddisfazione di conoscere il proprio personaggio, questo capita soprattutto in alcune FF brutte su Wattpad dove già dal primo capitolo c’è una descrizione fin troppo dettagliata della protagonista. Le schede personaggi sono sacrosante, ma di solito sono un file separato della storia non parte integrante della stessa e i particolari vanno diluiti e sviscerati insieme allo sviluppo del personaggio, questo vale anche per i tratti caratteriali: è sempre meglio cercare di creare scene che dimostrino che il vostro personaggio ha quella data caratteristica invece che decantarla e basta. Anche perchè, la bellezza in realtà è soggettiva quindi se un personaggio è descritto come “bello” seguendo percezione e gusti di chi scrive ci potrebbero essere lettori che non lo vedono così per lo stesso motivo quindi è meglio mostrarlo con scene create che lo tirino fuori il suo potenziale e il suo fascino.
  • Descrivere troppo dettagliatamente un luogo: in un fantasy ci può stare se la mappa è creata da zero, ovviamente, ma in un contemporary che spesso sono ambientati in città vere che più o meno tutti conoscono potrebbe essere superfluo descrivere per filo e per segno il luogo, quindi si potrebbe ovviare il problema con una descrizione sensoriale del posto o attraverso ricordi del personaggio.
  • Dialoghi cha paiono forzati perchè ricalcano troppo la realtà: in questo caso succede che due personaggi passano tutto il tempo a ripetersi le stesse informazioni che hanno già e pure il lettore ha già ricevuto nel corso della storia. Nella realtà succede che, per introdurre un discorso, una persona tenda a ripetere alcune cose prima di raccontare le novità ma in un romanzo può risultare pesante alla lunga. Un altro problema è il cosiddetto doppiaggese, ovvero quando si conclude un dialogo con espressioni tipo “sorella” o altre – non si sta parlando di un’espressione usata magari per affetto, ma di un intercalare usato per imitare la parlata americana dei film che in italiano dopo un pò risulta pesante e forzata. – Questa in realtà non l’ho capita del tutto, ma è chiaro che le informazioni vadano sempre date con parsimonia e attenzione, non è mai facile

Ora, visto che anch’io ho scritto dei romanzi che prima o poi vorrei pubblicare, vorrei dire la mia su questo punto: nell’ultimo fantasy che ho scritto ho voluto trattare la disprassia, una neurodivergenza che fa parte dei DSA ma nessuno conosce e spesso viene usata in modi discutibili per creare siparietti comici o far passare il personaggio come stupido, incapace o eternamente bisognoso di aiuto e protezione per ogni minima cosa. Come spiego una cosa che quasi nessuno conosce senza rischiare di passare per prolissa o confondendo il lettore con una descrizione vaga che pare decontestualizzata? Ci ho pensato molto e poi ho realizzato che Rick Riordan ha trovato un modo molto efficace per spiegare alcuni tratti dell’ADHD dei suoi Semidei senza cadere nell’errore di legarsi troppo ai manuali e facendolo capire abbastanza bene: l’ADHD aiuta i ragazzi nei combattimenti perchè migliora tantissimo i loro riflessi, ma, dall’altro lato, li rende irrequieti e se si innervosiscono non riescono a stare fermi. Nel terzo libro c’è una scena in cui, dopo che hanno discusso, Talia e Percy si ritrovano a stare da soli per poco tempo e ovviamente Talia è nervosa da questa vicinanze. Dato che non riesce a stare ferma, va a fare shopping e Percy evidenzia come questo sia un tratto dell’ADHD molto comune. Una scena semplice, non forzate e carina che mostra questa difficoltà e forse aiuta a comprenderla. La disprassia, al contrario, ti rende eccessivamente scoordinato e “goffo” tanto che cadi continuamente perchè hai un pessimo equilibrio e anche una scorretta gestione dello spazio a volte. una persona disprassica può essere lentissima nei movimenti proprio per questo e infatti la gente intorno a me spesso fa ironia sul fatto che la mia non velocità abbia un che di quasi sovrannaturale xD chiaramente c’è una spiegazione al perchè faccio così, non è fatto per snervare l’altra persona rallentando volontariamente. Ho provato a spiegare come gli altri la percepiscono e come reagiscono davanti al fatto che lei rallenti parecchio se si trova in un corridoio affollato o deve tenere in mano un vassoio. Oltretutto, il punto focale del romanzo è che lei è una strega, ma nessuno ha mai capito come trovare un metodo adatto a lei per insegnarle a gestire la sua magia perchè questi maghi usano solo incantesimi manuali e la disprassia dà difficoltà a coordinare anche movimenti piccoli come quelli delle dita. Con lei ci vuole più pazienza e devi essere disposto a scendere a compromessi per compensare – parola non usata a caso in un contesto come questo, i DSA e neurodivergenti sanno. – questo suo diverso metodo di apprendimento.

E fin qui forse molti potranno essere d’accordo con me sia come lettori che come scrittori: mostrare è sempre meglio che narrare “a vuoto”, tecnica peraltro definita show don’t tell, per evitare descrizioni che possono voler dire tutto e nulla e potrebbero annoiare.

Ma veniamo all’altro punto: cosa c’entra l’autismo?

Tempo fa, su Tik Tok, mi sono imbattuta nel video di una ragazza che, come me, vuole diventare una scrittrice ed è autistica. Il video era in inglese e la ragazza si lamentava proprio del fatto che l’infodump sia quasi “demonizzato” quando, in realtà, per la maggioranza delle persone autistiche è alla base dell’autoregolazione o può essere vista anche come una dimostrazione di affetto. Lei ha fatto notare che se vuoi caratterizzare bene un personaggio autistico l’infodump è fondamentale altrimenti mancherà sempre qualcosa. Ci ho riflettuto molto e ho capito che a conti fatti questo è spesso un tratto divenuto caricaturale ripetuto in quasi tutte le serie che parlano di autismo ma quasi sempre messo lì a sproposito: Sam ricollega i pinguini a qualsiasi situazione della vita, Young-woo riesce a risolvere i casi solo se ha le illuminazioni sulle balene e fa infodump a Jun-ho in qualsiasi momento anche se non è il caso, Jack in As We See It arriva a fare infodump al medico che ha in cura il padre per un tumore come se quello fosse il suo campo anche se lui è un informatico, Insomma, l’infodump viene usato sostanzialmente per dipingerci come professorini antipatici e saccenti che ripetono qualsiasi nozione a memoria anche se non serve a niente in quel contesto e, anzi, potresti addirittura arrivare a sembrare arrogante. Che bello.

Io sono una di quelle persone che dimostra il proprio affetto anche attraverso l’infodump e la condivisione dei propri interessi assorbenti ma lo faccio per avere una conversazione con l’altra persona, mica per sentirmi più intelligente di lei monopolizzando l’attenzione su cose che conosco e capisco solo io. In questo modo risulti una persona sgradevole alla lunga e questa rappresentazione, nella realtà, non farebbe ridere nessuno, ne sono certa. Non siamo macchinette, il nostro tono di voce potrebbe darlo erroneamente da pensare ma non è quello il punto. Se non posso conversare con l’altra persona ci penso prima di parlare del mio interesse speciale perchè le conversazioni a senso unico non danno soddisfazione, non parlo solo per ascoltare la mia voce anche perché in realtà non la sopporto io per prima.

Nel mio caso, poi, quando qualcosa mi interessa veramente mi faccio infodump da sola perchè ho necessità di conoscerla a fondo. Penso di essere una delle poche persone completamente insofferente agli spoiler che, addirittura, se li cerca volontariamente. La mia filosofia, che sicuramente sarà bislacca per molti, è “Finchè non lo leggo\ vedo non mi fa nè caldo nè freddo saperlo” Insomma, sto recuperando adesso una saga di dieci anni fa della quale so praticamente tutto, soprattutto chi muore, come e , a volte, pure quando eppure la saga mi sta piacendo lo stesso. Questo non significa che quando arrivo a leggere di quella morte, non ci resto male e non maledico l’autore per la scelta fatta – per Il Regno Corrotto a un certo punto mi sono beccata lo spoiler che riportava il capitolo preciso della morte di Matthias a furia di scrollare Tik Tok eppure ha fatto malissimo leggere quelle due, semplici frasi che compongono il capitolo. –, ma semplicemente che il mio cervello ha bisogno di quanti più dettagli possibili per capire se quella storia mi interessa davvero.

Avrete notato che anche i miei articoli sono molto dettagliati – infatti mi sento ancora un pò in colpa verso Shio per l’ultima recensione, dato che non era mia intenzione fare così tanti spoiler xD – perchè mi piace analizzare qualsiasi cosa e forse a volte questo mi sfugge di mano se sono troppo presa dell’entusiasmo. Il blog, dopotutto, nasce con questo intento.

Era una riflessione che volevo fare da un pò, spero che sia stata interessante.

Aspetto i commenti per il vostro parere a riguardo, soprattutto per la prima parte dell’articolo.

Cate L. Vagni

P.S: Ho un nuovo motto, che prima o poi forse mi stamperò su una maglietta personalizzata, che dovrebbe essere tipo: ” Infodump is my love language, i am autistic. I am the Autistic Infodump Queen. ” più o meno così, perchè se già è strana in inglese, in italiano l’ultima frase avrebbe ancora meno senso xD

21 pensieri su “Infodump: autismo vs scrittura. Un punto di vista differente su una questione così dibatutta.

  1. Nemmeno io sono troppo preoccupata per gli spoiler, difficile trovare qualcosa che non sia godibile anche se si conosce prima qualche informazione cruciale.
    Gli infodump sono fastidiosi quando quelle informazioni potrebbero essere date meglio se mostrate e non descritte, o spalmate lungo tutto il romanzo e non date tutte insieme. Dipende molto dal contesto della storia, quindi è difficile generalizzare, ma, per esempio, la descrizione minuziosa della protagonista non appena entra in scena non è necessaria (soprattutto se è lei stessa che si descrive: come se chiunque di noi ogni tanto facesse l’inventario delle sue caratteristiche fisiche…), è più importante dare l’idea di che persona sia, per la descrizione c’è tempo.

    Piace a 2 people

    • Allora non sono l’unica, mi fa piacere saperlo 🤓 comunque ho fatto l’esempio delle fan fiction brutte proprio per questo: sono scritte in prima persona e lei si descrive minuziosamente letteralmente da capo a piedi. Mi pare eccessivo. E poi certe caratteristiche che fanno parte del carattere o “morali”, diciamo, sarebbe meglio che venissero dette da altri personaggi intorno a lei più che da lei stessa altrimenti tra l’altro può sembrare che si vanti di caratteristiche che non ha. Per esempio sono d’accordo con il dire che, forse, la gentilezza è meglio mostrarla che “decantarla a vuoto” diciamo. O al limite far dire a una persona vicina alla protagonista che lei è effettivamente gentile e comunque raccontare qualche aneddoto per dimostrarlo. In questo genere di FF purtroppo spesso la descrizione è pure incoerente con i fatti effettivamente narrati perché una protagonista definita gentile alla fine si mette a insultare gratuitamente tutte le ragazze più disinibite di lei che spesso sono vittima del bad boy quanto lei quindi non c’è coerenza tra quello che lei dice di sé e i fatti della storia. La cosa dei dialoghi non l’ho capita pienamente in realtà ma in effetti pure quelli vanno costruiti realisticamente anche quando magari hai un personaggio che per diversi motivi parla in un modo che potrebbe risultare “costruito” – io nel mio ultimo romanzo ho il coprotagonista che parla in una maniera che agli altri sembra effettivamente esagerata e “teatrale” ma non perché lui voglia prendersi gioco degli altri: è effettivamente cresciuto nei teatri perché ha dei poteri legati alla musica infatti non ci sa parlare con i coetanei “esterni” perché chiaramente se parla solo di musica alla fine annoia tutti. Lui è consapevole di questo suo limite e serve per creare scene comiche tra lui e la protagonista nelle loro prime interazioni ma piano piano comunque cerca di avere un linguaggio meno “costruito” perché capisce che alla lunga non fa più ridere nessuno – ma effettivamente bisogna andarci piano anche con quello, usare espressioni da film americano in effetti risulta forzato da noi. Sono d’accordo anche sul fatto che dipenda da caso a caso infatti ho usato il mio ultimo romanzo come esempio, ma vale anche per il primo dove parlo di autismo e non è facile creare scene per ogni caratteristica. Tra l’altro ho notato che spesso l’autore descrive un personaggio in un modo e capita che i lettori lo immaginino in un altro. Non riesco a capire com’è possibile dato che se dici che il personaggio ha un dato colore di occhi e capelli quello deve essere, non è che puoi immaginarlo colori completamente diversi da quelli xD

      Piace a 1 persona

  2. “Surplus di informazioni di dubbia utilità” decisamente meglio di infodump: non è cortese affermare che ciò che esce dalla bocca di qualsiasi persona sia spazzatura, soprattutto se si parla di passioni ed interessi! Incominciamo a definire “spazzatura” le brutte parole, le critiche non costruttive, le offese gratuite!

    Piace a 1 persona

      • Nel tuo ultimo romanzo c’è un personaggio che è descritto come oggettivamente bello: credi che questo possa portare i lettori a non ritenerlo tale, proprio perché la bellezza è soggettiva?
        Il tuo dubbio sullo scrivere di disprassia è legittimo, ma in questo caso, essendo un argomento quasi del tutto sconosciuto, è giusto unire al tuo utilissimo linguaggio alla portata di tutti, anche dettagli medici! Confermo che fai molto infodump, ma non sei mai saccente e lasci parlare e soprattutto ascolti veramente le altre persone! Ci credi che anche a me gli spoiler non fanno né caldo né freddo? Alla fine anch’io la penso pressappoco come te: “anche se mi sveli la trama sono sicura che rimarrò comunque abbagliata dai dettagli della narrazione e da come una scena viene girata e interpretata (se si tratta di film o serie)”… anche su questo ci confermiamo essere sulla stessa lunghezza d’onda! Ah ovviamente approvo completamente con tanto di applausi in sottofondo la maglietta! Devi davvero andare a farla stampare!

        Piace a 1 persona

        • A quanto pare siamo almeno in tre: anche la ragazza del secondo commento è immune agli spoiler xD sì, quando ho scritto quella frase ho pensato proprio a lui ma in realtà ho scritto un sacco di scene che ha veramente fascino ed eleganza, non lo dico e basta come dato oggettivo. Soprattutto quando poi si tratta di mostrarlo per aiutare la protagonista ad accettare quello che prova con delle piccole provocazioni giocose ma cariche di stile. Anche farlo pavoneggiare in un certo senso è una dimostrazione della sua bellezza eh xD poi magari non piacerà a tutti e cl sta, ma io ci ho provato a dimostrare che è un principino con un fascino magnetico 🤓

          "Mi piace"

        • PS: ricordati che, oltre a essere considerato “oggettivamente” bello, il mio coprotagonista è anche sessualizzato dalla maggioranza delle ammiratrici e dai paparazzi quindi in realtà comunque c’è un dettaglio in più che rende “problematica” la sua bellezza. Quindi sì, ho fatto in modo che ci siano “dimostrazioni pratiche” della sua bellezza, non l’ho solo detto

          "Mi piace"

    • Comunque il terzo punto della prima parte mi ha fatto troppo pensare a quel fastidiosissimo “Bro” ripetuto ossessivamente in Avatar 2: anche se sono adolescenti in un contesto del genere è forzato a prescindere dall’età dei protagonisti. Ah, e detto per inciso: pure i film possono fare infodump infatti in effetti Avatar lo fa anche se il 3D è spettacolare. Se un film diventa così lungo potrebbe buttare troppe informazioni tutte insieme anche con il rischio che non siano necessarie. So che i ragazzi di oggi usano “Bro” tra di loro ma in un doppiaggio come quello stona troppo. Immagino quanto possa dare fastidio se te lo trovi nel mezzo a un discorso in un libro che magari è ambientato nel Medioevo e alcuni fantasy con ambientazione medievale sono talmente trash che non lo vedo così improbabile 🙈

      Piace a 1 persona

      • Mentre leggevo il tuo articolo anch’io ho pensato ad Avatar 2: il fatto che una volta si potessero chiamare Bro poteva andare bene: alla fine si parla pur sempre di adolescenti. Ma farlo ripetere così tante volte va a calcare troppo un linguaggio che appartiene solo ad una piccola fetta dell’intero pubblico degli spettatori. Mi aspettavo che ad una certa incominciassero anche parlare in corsivo XD E sì concordo anche con 1 ora di prologo è davvero infodump e secondo me non ce n’era neanche bisogno! Non dirmi davvero che utilizzano un linguaggio così tanto moderno addirittura nei fantasy medioevali!

        Piace a 1 persona

        • Nei fantasy medievali trash che girano negli ultimi anni ci sono un sacco di anacronismi nell’ambientazione e spesso i dialoghi sono un po’ troppo moderni, ma non così tanto. La mia era una battuta 🤣 magari cerco qualche esempio e te lo mando xD

          "Mi piace"

        • Ah comunque un altro esempio di ‘informazione buttata lì a casaccio senza approfondimento”, quindi di una sorta di infodump”negativo’, è nel live action di Mulan: la strega, che dovrebbe essere la sua rivale, ripete fino allo sfinimento di essere stata esiliata perché i suoi poteri spaventavano e tutti lo ribadiscono ogni volta che compare ma la storia non è mai mostrata in un flashback quindi non c’è un approfondimento che poteva dare un senso a questo personaggio. Te lo dico perché ci ho riflettuto dopo aver scritto l’articolo e aver letto diverse recensioni e in questo caso è vero: la strega non è caratterizzata e poteva anche avere del potenziale, si sacrifica a caso per Mulan e le chiede di vendicarla. È deludente e frustrante proprio per questo quel momento.

          Piace a 1 persona

  3. Ehi, anch’io non temo gli spoiler, anzi, a volte mi piacciono, perché così sto più attento a qualche specifico dettaglio (es: se so che il cattivo è il padre dell’eroe, leggendo cercherò i dettagli che anticipano questo colpo di scena) oppure elaboro nuove chiavi di lettura.
    Sull’infodump ho un rapporto conflittuale: adoro se ci sono un sacco di dettagli che mi piacciono, mi annoia se tali dettagli non m’interessano. Descrivi un rito magico? Meraviglioso! Mi descrivi l’architettura della cattedrale? Che noia!

    Piace a 1 persona

    • Mi fa piacere che ci sia così tanta gente che non teme gli spoiler, pensavo di essere l’unica temeraria che se li cerca 🤣 sì infatti dipende dal tipo di descrizione e dai dettagli proposti dall’autore. A volte annoiano anche me descrizioni troppo prolisse che non portano a nulla e la trama non arriva da nessuna parte perché non si sblocca mai. A me piace l’introspezione, ma anche quella deve essere bilanciata con il resto della trama

      Piace a 1 persona

Lascia un commento