Oggi voglio parlarvi di un documentario trovato per caso su Netflix mentre cercavo un film che mi è stato consigliato da uno di voi, un documentario che definire sottovalutato sarebbe riduttivo, perchè è stato proprio ignorato da tutti infatti non ho trovato alcuna recensione in giro: Asperger’s are us, un documentario del 2016 che parla di un quartetto di comici autistici. Avevo già parlato di una stand up comedian autistica australiana molto tempo fa e non è la sola. Eppure uno dei grandi stereotipi fondativi della diagnosi è quello secondo il quale le persone autistiche non colgono l’ironia ( e il sarcasmo) e non capiscono mai le battute. La realtà è che, a volte. il modo di scherzare “neurotipico” risulta vagamente offensivo e quindi non riusciamo a ridere per l’impostazione di una battuta e finiamo per venir tacciati di essere moralisti o guastafeste.
I quattro ragazzi si sono conosciuti durante un campo estivo per ragazzi autistici nel Massachuttes nel 2010: New Micheal Ingemi, Jack Hanke ed Ethan Finlan hanno cominciato a intrattenere gli ospiti del campo estivo, al trio si è unito il counselor del campo, Noah Britton. Noah sa anche suonare e cantare.
La cosa divertente è che in realtà il nome del quartetto è, di fatto, un errore di battitura che il computer corregge ogni volta: il nome “grammaticalmente corretto” dovrebbe essere Asperger is us.
Il documentario segue le sei settimane precedenti all’ultimo spettacolo del quartetto. I ragazzi si devono salutare perchè Noah deve partire per l’università. Questi ragazzi hanno un repertorio di 150 sketch presentati in dieci Paesi e sono stati intervistati da diversi giornali mondiali. La loro comicità sull’assurdismo nero, quindi sui paradossi, e sui giochi di parole, che le persone autistiche adorano. In effetti confermo: ho una certa passione per i giochi di parole, soprattutto in altre lingue xD
Noah ha una vera e propria collezione di magliette con frasi improbabili come “Ask me about my fear of strangers” che può essere un modo per esorcizzare la sua paura di conoscere persone nuove. Dice che, dopo la diagnosi, ha avuto bisogno di conoscere gente come lui visto che ha passato anni in isolamento. Noah dice che per anni correva senza un’apparente motivo ogni volta che doveva andare da qualche parte perchè lo aveva visto in un video sul Kenya e là tutti correvano. Crescendo, ha capito che non ha senso. Dei quattro, Noah è quello che mostra un carattere molto sicuro di sè, tanto che a volte sembra vagamente arrogante. Viene puntualizzato più volte che, se tira troppo la corda, risulta offensivo.
New Micheal si è scelto questo nome perchè il padre si chiama Micheal, quindi il padre è “Old” Micheal e lui “New” Micheal, oltre al fatto che in famiglia il ragazzo era chiamato con il secondo nome ma lui non l’ha mai sentito come proprio. Visto che in America usano sempre Junior e Senior per i genitori e figli, questo perlomeno è un modo originale per il medesimo concetto xD Lui è il primo che appare all’inizio del documentario e spiega che il suo umorismo si basa su quelli che lui chiama anti- battute con storie vere,
Jack invece spiega che lui analizza la comicità come una scienza cerca la logica anche nelle battute.
Ethan, per finire, afferma che le battute vanno sempre spiegate dopo averle fatte per vedere se sono state comprese.
Ognuno di loro racconta la propria storia: New Micheal, per esempio, ha collaborato con il MIT per delle ricerche sull’autismo e fa vedere un buco nel muro che ha fatto durante un meltdown ed è stato coperto da un foglio.
I ragazzi si sono dimostrati molto affiatati fin da subito, poi il gruppo è nato quando New Micheal, Ethan e Jack avevano diciassette anni e Noah, che era il counselor del campo, ha raccontato che a volte li ha dovuti separare per parlare con ognuno separatamente. Noah è una specie di leader di questo gruppo e New Micheal il suo “vice”.
Uno dei loro pezzi di punta consiste nell’imitazione di Elton John da parte di New Micheal: il ragazzo, che palesemente non sa cantare, si limita a urlare. Questo video viene caricato su YouTube e attira molto l’attenzione quindi i ragazzi capiscono che c’è del potenziale e New Micheal lo ripropone spesso. Il padre parla del fatto che non ha nessun problema con la decisione di usare il nome con il quale lo conoscono tutti da quando ha concluso gli studi al posto di Aaron, il secondo nome che lui non sentiva suo. Il padre rimpiange di non aver passato abbastanza tempo con i figli e la madre dice che sono contenti che il figlio abbia trovato un posto dove si sente a proprio agio.
Si passa poi ai genitori di Jack che commentano insieme a lui uno dei vecchi testi di autovalutazione che somministravano al famoso campo estivo e lui afferma di avere poca autostima e quindi si dava sempre voti bassi. Jack ha fondato la sua intera personalità sulla comicità per poi imparare a comprenderne il meccanismo solo dopo la fine delle superiori.
Dopo l’introduzione, si passa alle settimane di prove con tutte le dinamiche che comportano e vari momenti di vita quotidiana che ci aiutano a capire meglio questi ragazzi e le loro difficoltà.
Non vi dico altro perchè ci tengo che lo guardiate voi.
Spero di avervi incuriosito, è stato complicato tradurre le parti iniziali dove i ragazzi spiegano il meccanismo della loro comicità ma spero di aver reso l’idea.
A presto,
Cate Lucinda Vagni
Sì mi hai incuriosito. Il “nostro” senso dell’humor è di tutt’altro livello rispetto a quello delle persone neurotipiche ^_^
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Comunque stavo cercando Please stand by e invece ho trovato questo, non so che ragionamento ha fatto Netflix ma ha funzionato. Ho scovato questo documentario praticamente sconosciuto 😎
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Una fortuna ^_^
E Please Stand By sei riuscita a trovarlo o non c’è in catalogo?
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Purtroppo non c’è ma lo guarderò su altri siti, va bene lo stesso 😉
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Sei riuscita nel tuo intento: hai incuriosito anche me, anche se porterò sempre nel cuore gli spettacoli di Hannah Gadsby 🥰
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Bene, perché mi dispiace veramente che questo documentario sia stato praticamente ignorato. I ragazzi si raccontano attraverso la comicità ma ci sono un sacco di momenti davvero riflessivi che ti fanno pensare e a me hanno anche trasmesso una certa amarezza. Non posso nascondere che in certi punti lacrimavo. Più gente lo guarda, meglio è 😁
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Allora una sera lo guardiamo insieme 😉
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Ci sto 😎
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E comunque negli ultimi giorni abbiamo scovato anche una stand up comedian autistica nostrana: Sofia Gottardi. Ti avevo mandato qualche suo video. Come non citarla 😁
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Ottima menzione 💪
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Facciamo conoscere anche i giovani talenti del nostro Paese per lottare contro i pregiudizi 💪
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