Quando conoscere gli spoiler non rende meno dolorosa la morte del proprio personaggio preferito ( Il regno corrotto, Leigh Bardugo. GrishaVerse #5)

Nessun rimpianto

Nessun funerale

– Leigh Bardugo, Sei di Corvi ( motto dei Corvi)

Il titolo dell’articolo potrebbe essere un leggero spoiler, lo ammetto, ma avevo bisogno di scriverlo. Sarà una recensione piuttosto lunga visto che, di nuovo, analizzerà un personaggio alla volta anche se sono praticamente tre coppie ma vabbè.

Leigh Bardugo, Il regno corrotto, Mondadori, 2019.

Partiamo da colui che è un pò l’outsider del gruppo perchè è in realtà un ragazzino fuggito da una famiglia ricca e facoltosa per motivi ben precisi: Wylan Van Eck. C’era un dettaglio nella sua presentazione che mi aveva dato molto da pensare: ci viene descritto come un prodigio della chimica e esplosivista provetto che, però, non ha mai imparato a leggere fluentemente. Io ho pensato subito che potesse essere dislessico e infatti è stato confermato dalle ricerche in rete anche se nel romanzo questa parola non compare mai esplicitamente. Questo rende ancora più grave il comportamento del padre, antagonista principale della storia, che si vergogna di lui e lo considera una disgrazia proprio perchè non sa leggere e lui possiede un impero commerciale. Wylan è il mio nuovo comfort character – diverso da fictional crush, prossimamente spiegherò cosa significa questo termine che ho scoperto di recente. – nel quale mi rivedo anche caratterialmente, peraltro. La madre è stata rinchiusa dal padre in un manicomio dopo un crollo nervoso e ora l’uomo ha una nuova moglie e un nuovo erede per sostituire Wylan. Il ragazzo è anche un flautista molto portato e questa potrebbe essere considerata una forma di stimming dato che lo fa soprattutto per rilassarsi.

Subito dopo si passa a Jasper Fahey, il tiratore scelto dal carattere esuberante ed ironico che ha sempre la battuta pronta. Si scopre che è un Grisha Fabrikator quindi capace di manipolare l’acciaio. In questo libro è rilevante la presenza del padre, che era andato a trovarlo convinto che stesse ancora frequentando l’università e non sapeva che il figlio ha mollato gli studi per problemi di ludopatia. Siccome Jasper ha difficoltà piuttosto evidenti a stare fermo questo inficia negativamente sullo studio anche se magari è interessato all’argomento, molti lettori ipotizzano che possa essere ADHD. E’ proprio scavando nella sua storia che si scopre che, dietro quell’aria sempre scanzonata si nasconde una grande sofferenza e l’idea che i suoi poteri siano una maledizione per via di ciò che è successo alla madre.

Jasper e Wylan si avvicineranno molto nel corso della storia, fino a innamorarsi. Jasper legge per Wylan in tantissime occasioni, l’ho trovata una cosa molto carina. Jesper è canonicamente bisessuale.

L’altro personaggio canonicamente bisessuale della dilogia è Nina Zenik. Lei aveva salvato i suoi amici mettendo a repentaglio la propria natura di Grisha dopo aver ingerito la Jurda parem ovvero la droga che altera i poteri dei Grisha.

Per tutta la prima parte del libro, la ragazza lotta contro il desiderio di ingerire altra droga. La cerca e la brama. I suoi poteri sono bloccati e lei è in astinenza. La sua introspezione è molto ben riuscita e ti fa arrivare ogni sensazione che la ragazza prova mentre cerca spasmodicamente la parem dalla quale Matthias tenta di tenerla alla larga. Quando i poteri torneranno, scoprirà che hanno assunto una forma completamente diversa: se prima controllava la vita, il battito cardiaco, adesso è in grado di creare un esercito di morti. Credo che molti lettori non abbiano gradito questa scelta, io devo ammettere che in un primo momento ero effettivamente perplessa infatti la scena ho dovuto leggerla due volte per realizzare cos’era successo ma tutto sommato trovo che possa avere senso come scelta e non depotenzia il personaggio anche se rispetto al potere di partenza lo rende più vulnerabile in caso di combattimento. Nina era una soldatessa Grisha che vuole tornare a casa e combattere per la sua gente. Anche lei, un pò come Jesper, ha una vena molto ironica in più occasioni e, soprattutto, ama i dolci. Io sono golosa come lei quindi non la biasimo per niente xD L’altro aspetto che ho molto apprezzato nel personaggio e che, forse, un pò gli invidio, è la sua grandissima autostima e sicurezza che mostra sempre, soprattutto riguardo al suo corpo e al suo essere curvy, come avevo accennato anche nella recensione del primo capitolo della dilogia.

Come avevo già detto, Nina e Matthias racchiudono perfettamente in loro il clichè degli Enemies to Lovers: in questo secondo capitolo si riavvicinano, Matthias, nonostante il suo lavoro passato di druskelle o cacciatore di streghe, si mostra sempre molto apprensivo verso Nina e il suo stato psicofisico alterato. Nasconde la parem e tenta di farla ragionare quando lei propone piani nei quali si metterebbe nei guai. Durante una delle loro conversazioni, Matthias si mostra un pò infastidito dal modo in cui Nina flirta con tutti quelli che la guardano e lei ammette candidamente che accetterebbe quegli sguardi anche dalle ragazze. Attraverso questo dialogo risulta chiaro il suo orientamento sessuale e mi ha fatto molto sorridere per la naturalezza con la quale si parlano.

Il titolo dell’articolo, purtroppo, è dedicato proprio a Matthias. Lui, che stava maturando e a cambiando visione dei Grisha grazie ai sentimenti sviluppati per Nina, morirà in un modo forse un pò banale dopo aver raccontato quanto il suo popolo sia legato ai lupi e come abbia incontrato il suo. Fjerda, patria di origine del ragazzo, è basata sulla Penisola scandinava e i lupi sono sacri a questo popolo. Sono d’accordo, purtroppo, con chi considera sprecato il potenziale di un personaggio sacrificato così quando stava cercando di aprirsi e superare i pregiudizi imposti dalla sua educazione militare e razzista in una prospettiva in cui, magari seguendo Nina, sarebbe potuto tornare dalla sua gente e creare una nuova generazione di soldati non più dediti alla caccia ai Grisha ma potenziali alleati degli stessi.

Inej, lo Spettro, qui avrà una nemesi tutta sua: se lei è una giovane prostituta che si ritrova a lavorare per un assassino uccidendo a sua volta quindi una reietta che fa parte di una banda chiamata, per l’appunto, gli Scarti, le nemesi è una mercenaria addestrata a uccidere, una prescelta. Questa nemesi mi ha lasciato alquanto perplessa: da una parte sono d’accordo con chi dice la ritiene ridondate, ma dall’altra io sono la prima che crea “personaggi specchio” perchè adora i parallelismi tra personaggi apparentemente simili che in realtà sono agli antipodi. Dunyasha, ovvero il personaggio in questione, è spietata e assetata di sangue e compare proprio quando Inej è nel bel mezzo delle missioni affidatele da Kaz riuscendo per un pelo a eliminarla più di una volta finchè non è lei a ingannarsi da sola e perdere lo scontro sui tetti. Il bello di Inej è che, nonostante tutto crede nell’amore e sembra sempre così ottimista ma questo non la rende sciocca o illusa dato il luogo dove vive. E’ una ragazza forte e combattiva che comunque non rinuncia alla sua fede e ai sentimenti.

E per ultimo, ma non meno importante, il protagonista assoluto della dilogia: Kaz Manisporche Brekker. Nella prima parte avevo detto che come personaggio non mi aveva convinto granchè e non approvavo del tutto la premessa della relazione con Inej, ne Il Regno Corrotto mi trovo ad ammettere che, l’accenno di crescita mostrato nel corso di questo secondo capitolo della dilogia me l’ha fatto apprezzare un pò di più. Lui è il bad boy per eccellenza nonostante tutti gli Scarti abbiano un passato tragico, nessuna giustificazione gli sarà data ma ci viene spiegato perchè rifugge il contatto fisico e non riesce ad esprimere i suoi veri sentimenti a Inej. Dimostra, molto a modo suo, di tenere a lei perchè cerca di salvarla in tutti i modi a inizio libro e alla fine non la costringe a restare con lui ma la invita a farlo solo se veramente lo desidera. La condizione che impedisce a Kaz di accettare serenamente il contatto fisico in psicologia prende il nome di afefobia e può derivare da un trauma come nel suo caso. La caratteristica che rende riconoscibile Kaz è l’essere zoppo e il muoversi utilizzando un bastone da passeggio, quindi ha una disabilità fisica evidente. Tale caratteristica, peraltro, è autobiografica: anche Leigh Bardugo ha la stessa malattia degenerativa alle ossa. Il punto è che, come hanno fatto notare molti e ho percepito anch’io, Kaz risulta quasi troppo agile per la sua condizione fisica dato che corre e salta sui tetti con Inej come se nulla fosse. Viene rallentato momentaneamente solo quando gli avversari lo scaraventano a terra e calciano via il bastone. Lo lascio come spunto di riflessione per restare in tema rappresentazione e realismo anche in casi come questo.

Mi prenderò una pausa dal GrishaVerse per poi leggere la dilogia che arriva questo mese in Italia che ha come protagonista Nikolai Lantsov aka Sturmhond nonchè Re di Ravka per tornare nel luogo dove la storia è iniziata ripartendo dalla fine di Rovina e Ascesa. Di questa dilogia in realtà ho sentito solo pareri negativi ma la leggerò comunque perchè questo personaggio è il mio preferito in assoluto della saga, insieme a Matthias.

Al solito, attendo commenti per confrontarsi mantenendo l’educazione.

A presto,

Cate L. Vagni

15 pensieri su “Quando conoscere gli spoiler non rende meno dolorosa la morte del proprio personaggio preferito ( Il regno corrotto, Leigh Bardugo. GrishaVerse #5)

  1. Secondo me il lavoro di introspezione maggiore è stato fatto con Inej, mi sentivo molto partecipe del suo trauma mentre leggevo, la Bardugo è stata molto abile a farmi entrare nella sua testa e nelle sue emozioni. Per quanto riguarda Matthias, sai già come la penso, la Bardugo ha fatto un errore grosso con lui.

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      • Secondo me il problema di Kaz è che si capisce che è il preferito della Bardugo in quanto suo alter-ego. Però sì tutti loro sono ben strutturati. Per quello che riguarda la duologia successiva su Nikolai, la Bardugo ha fatto un sacco di macello secondo me, però ci sono persone che l’hanno apprezzata perché ben scritta, quindi fossi in te la inizierei.

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        • Ma infatti Kaz è quasi un Gary Stue in un certo senso a conti fatti. In questo volume rischia di fallire per quasi tre volte e di perdere Inej eppure alla fine vince. Per quanto lo si possa adorare a volte risulta pesante la sua sicurezza. So dei pareri quasi unanimi su Re di Cicatrici infatti ci vado molto cauta. Lo leggerò tra qualche tempo, per ora mi allontano un po’ dal GrishaVerse per concentrarmi su altro dato che, per esempio, ho comprato Harrow la nona e voglio leggerlo quanto prima

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          • Il problema del GrishaVerse è che gli manca un cattivo degno di questo nome. E la Bardugo si è persa. Ora ho letto che hanno appena annunciato il sequel della Nona Casa, libro che ho apprezzato con riserva. Secondo me dovrebbe concentrarsi lì

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            • Effettivamente è vero. Il tanto amato Oscuro alla fine è sopravvalutato e non così tanto degno di nota come dice la maggior parte del Fandom infatti se nel secondo non fosse comparso Nikolai non so quanto sarebbe valsa la pena leggere anche il terzo. Ho letto la tua recensione de La Nona Casa e altre su altri blog, sto valutando se leggerlo prossimamente. Sembra interessante, comunque

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