Susanna Clarke e il suo esordio: il fantasy storico che racconta la magia inglese e reimmagina le guerre napoleoniche.

Tempo fa, parlando della Clarke senza averla ancora letta, la paragonai alla Taylor e alla Morgenstern per stile e capacità di creare atmosfere “oniriche” perchè, sentendo parlare di Piranesi, mi dava questa impressione a un livello molto superficiale. A oggi, dopo aver concluso la lettura del suo romanzo di esordio, Jonathan Strange e il signor Norrell, dico che, senza nulla togliere alle altre due scrittrici, che comunque restano tra le mie preferite, soprattutto la Taylor con la dilogia del Sognatore, lo stile della Clarke non ha alcuna similitudine con quello delle altre due, anzi, soprattutto in questo romanzo semmai è assimilabile allo stile di Jane Austen per richiamare il periodo in cui è ambientata la storia, per Piranesi non lo so, ma penso che le similitudini siano comunque poche.

Questo romanzo era già stato pubblicato nel 2005 da Longanesi e aveva un totale di 879 pagine, ma Fazi lo ha ripubblicato nel 2021 aggiungendo almeno una novantina di pagine, arrivando a un totale di 970. In entrambi i casi, parliamo di un romanzo molto corposo. Chissà se la versione della Longanesi è ancora reperibile, l’ho cercata senza successo anche solo in versione digitale per capire cosa hanno aggiunto nella nuova versione, ma non si trova da nessuna parte.

La storia è un’ucronia delle guerre napoleoniche e il titolo riporta il nome dei due protagonisti assoluti del romanzo: Gilbert Norrell e Jonathan Strange, due esponenti della magia britannica. Mi sto appassionando molto alle ucronie in questo periodo, infatti ho deciso di leggere questo dopo aver letto La Mesmerista, ucronia della Prima Guerra Mondiale.

Gilbert Norrell è un uomo che rifugge ogni interazione sociale, tanto che a un certo punto la gente inizia a mettere in dubbio il fatto che sia davvero un mago. Con lui ci sono il suo domestico, Childernass, e altri due maghi “teorici”, ovvero che studiano la magia ma non la praticano: Honeyfoot e Segundus. Norrell non ha una grande opinione di questi maghi “teorici” perchè lo trova un controsenso, così come ha una forte idiosincrasia per illusionisti, cartomanti e veggenti. Devo ammettere che il fascino e il carisma del personaggio si sentono anche se è così scorbutico con tutti, infatti la crush per lui era dietro l’angolo, complice anche il nome, perchè a quanto pare, Prussia di Hetalia ha fatto non pochi danni e ora ogni personaggio con questo nome potrebbe potenzialmente farmi innamorare solo per quello xD.

Il volume è corredato dalle illustrazioni di Portia Rosenberg, veramente maestose, che, in un certo senso, richiamano lo stile del periodo. Si ha l’impressione di trovarsi davanti a un saggio sulla storia della magia inglese – o a una tesi di laurea -, perchè il testo è corredato da un apparato bibliografico fittizio veramente elaborato che spesso racconta delle storie che dovrebbero approfondire alcuni aspetti della narrazione ma, se all’inizio sembrava anche interessante, dopo un pò questo appesantisce e rallenta la narrazione stessa. A me a un certo punto questo escamotage stava facendo innervosire nonostante il romanzo mi stesse piacendo. Anche perchè il volume è già lungo di suo, così la storia davvero non finisce più. Oltretutto, la storia era palesemente pensata come trilogia e si percepisce a un certo punto, non so quanto abbia giovato la scelta di accorpare tutto in un solo volume.

Il Signor Norrell nello studio

Infatti, la prima parte è tutta dedicata a Norrell e al suo desiderio di far tornare in vita la magia inglese partecipando alle guerre napoleoniche, per l’appunto. Obiettivo non facile da raggiungere, dato che il mago non ne vuole proprio sapere di partecipare a eventi “mondani” con i vari ministri britannici, alla fine sarà Drawlight, un personaggio molto particolare e ambiguo, che convincerà Norrell a partecipare ai banchetti di Sir Pole per proporre il suo piano. L’occasione propizia per il mago si paleserà quando la moglie di Sir Pole verrà a mancare a pochi giorni dalle nozze e Norrell sarà chiamato a compiere un miracolo per dimostrare che può davvero supportare l’esercito britannico contro Napoleone. La magia è legata a patti con esseri fatati, cosa che in realtà Norrell vorrebbe evitare perchè sa che la natura di questi esseri è ambigua e per farti ascoltare devi sempre dare qualcosa in cambio. Infatti lo farà anche lui in quel momento. Uno dei maghi con i quali Norrell avrà più volte scontri è Vinculus, un mago che, appunto, vende profezie per strada. A detta di Norrell, gente come Vinculus non merita il titolo di “mago” e, anzi, macchia l’immagine dei “veri maghi” come lui, che hanno una certa posizione sociale. Norrell dimostrerà di poter aiutare davvero l’esercito britannico tramite un incantesimo che crea una foschia e fa sparire le navi, facendo credere agli avversari che l’esercito britannico si sia ritirato. Di solito gli incantesimi hanno bisogno di una bacinella d’acqua per poter essere attivati, quasi fossero specchi.

Norrell ha una repulsione piuttosto evidente all’idea di avere allievi, ma venire a sapere di Jonathan Strange e del suo potenziale lo farà ricredere, infatti Strange diverrà il suo primo allievo e alleato nelle guerre napoleoniche. Tutta la seconda parte è dedicata a Strange e alla sua partecipazione al conflitto. La loro parte come una collaborazione e insieme per generare un incantesimo su una spiaggia che crea dei cavalli di sabbia. Le descrizioni degli incantesimi sono molto suggestive e hanno il loro fascino, questo è innegabile. Gli screzi, però, arrivano presto per i caratteri così diversi dei due maghi e la visione non conciliabile di come ridare lustro alla magia inglese, infatti a un certo punto Strange seguirà l’esercito in Spagna, oltre ad avere dei momenti in cui i suoi incantesimi diventano moralmente discutibili per i mezzi che usa per attuarli. Ci sono dei momenti in cui sembra sul punto di andare fuori di testa e un pò di inquietudine me l’ha messa, lo ammetto. A Strange sarà effettivamente chiesto se un mago può usare la magia per uccidere e la sua risposta sarà:

“Un mago certamente, un gentiluomo no.

Questa frase mi ha colpito molto e forse non è così lontano dalla visione del maestro, che si scaglia contro “colleghi” come Vinculus, uno che truffa la gente con le profezie e, in effetti, non aiuta la reputazione dei maghi agli occhi del popolo.

Strange ha una moglie di nome Arabella, che non approva i continui viaggi del marito nei Regni Fatati e che si sentirà sempre più trascurata via via che il mago va avanti con gli studi e non pensa ad altro, anche perchè lo stesso Norrell lo ha redarguito più volte sulla pericolosità di questi viaggi. Infatti le fate distorcono la realtà a volte e anche un pò per questo piano piano sembra che Strange stia impazzendo.

C’è stata una frase che mi ha fatto molto ridere pronunciata proprio da Strange quando gli viene detto che Napoleone si trova a Waterloo, perchè a lui questo nome suona ridicolo se pensa all’etimologia inglese e al fatto che le due parole unite formino la parola “Scarico del gabinetto” o qualcosa di vagamente simile. Questa osservazione, pronunciata da un personaggio che comunque ha una certa seriosità in sè, sembra farlo uscire dalla sua caratterizzazione per un secondo e mi ha fatto sorridere, anche perchè io adoro i pun. E non riesco nemmeno a dargli completamente torto, tra l’altro xD

( Poi lasciamo perdere che io ormai non riesco ad associare la canzone degli Abba a questa battaglia nello specifico, ma dettagli. Dovevo dirlo xD. E, siccome si parla delle guerre napoleoniche, il mio cervello ha associato in automatico Viva la vida dei Coldplay alla storia, anche perchè l’album è ispirato alla Rivoluzione Francese e la canzone parla proprio di Napoleone, quindi.)

La maggioranza delle “note a piè” di pagina, tra l’altro, hanno tutte la stessa “fonte”, ripresa in più punti: una biografia di Strange e una di Norrell scritte da Segundus. Non a caso era un “mago teorico” e biografo.

Nella terza parte si cambia focus, perchè le guerre napoleoniche sono terminate: si parla del famigerato Re Corvo, John Uskglass. Uskglass è un uomo cresciuto dalle fate e mago molto famoso, Strange ci entrerà in stretto contatto dopo diversi viaggi nei Regni Fatati, ma metterà nei guai la moglie in questo modo. Infatti tutta la terza parte è dedicata anche a un mistero legato alla scomparsa di Arabella, creduta morta, e alla lotta contro una figura misteriosa che nel corso del libro torna più volte, una figura senza nome sempre indicata come “Uomo dai capelli lanuginosi”, che si rivelerà il vero antagonista di questa trilogia.

Oltre a Napoleone, vengono citati tantissimi altri personaggi storici realmente esistiti. Per esempio nella terza parte Strange incontra Lord Byron.

La recensione si conclude qui, spero di avervi incuriosito e vi aspetto sotto, soprattutto per chi ha letto Piranesi, per capire se lo stile di quel libro è più o meno simile a questo o no anche se l’autrice è la stessa. Ai Lucca Comics ho acquistato entrambi i romanzi della Clarke e la differenza si nota eccome, tra l’altro questo l’ho comprato anche in cartaceo in modo molto impulsivo, lo ammetto. Della Clarke ci sono anche Le Dame di Grace Adieu, una raccolta di racconti, e il più recente Il bosco d’inverno, che veniva distribuito in anteprima a Lucca. Strange & Norrell ha avuto un adattamento BBC nel 2015, lascio il trailer di seguito.

Magari provo a cercarla, perchè di fatto il libro mi è piaciuto, anche se avrei fatto volentieri a meno delle note.

A presto,

Cate Lucinda Vagni

18 pensieri su “Susanna Clarke e il suo esordio: il fantasy storico che racconta la magia inglese e reimmagina le guerre napoleoniche.

  1. Che bella analisi, Cate! Mi è piaciuto molto come hai approfondito i diversi aspetti del romanzo, dal suo stile narrativo all’influenza storica, fino alla caratterizzazione dei personaggi. Mi ha colpito soprattutto la tua riflessione sul parallelismo con Jane Austen, che non avevo mai considerato, ma che ora mi sembra molto azzeccato. Anche la questione delle note a piè di pagina è interessante: a volte questi dettagli danno profondità, ma se eccessivi rischiano di spezzare il ritmo.
    Ora mi hai incuriosito ancora di più su Jonathan Strange & il signor Norrell e mi hai fatto venire voglia di scoprire anche Piranesi, per capire quanto sia diverso. Grazie per questa recensione così ricca e appassionata! A presto! Laura

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  2. Ho letto Piranesi ma non ancora Jonathan Strange e il signor Norrell, che ho in lista perché mi sembra che Clarke mi sembra un’autrice fantasy assolutamente unica nel suo genere. Non posso fare paragoni tra i suoi romanzi, ma Piranesi ha una trama molto particolare, con molteplici livelli interpretativi.

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  3. una cosa che mi fa ridere è che ‘sti fantasy ogni volta reinventino eventi storici rileggendoli in chiave fantasy, del loro mondo

    l’esempio più eclatante è percy jackson, dove ogni grande della storia in realtà era un semidio xD

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  4. Una recensione davvero molto interessante! In un certo senso questa passione per la storia della magia inglese è presente anche in Piranesi, anche se lo stile è completamente differente (lì il tutto è narrato dal punto di vista di un protagonista particolare, che tende a dare nomi particolare alle cose e alle persone e ha i suoi modi di dire, mentre qui sembra un tipo di stile legato al periodo storico). Sarà anche un libro enorme, ma la curiosità di leggerlo è veramente tanta.

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