Piccola strega in erba

Oggi, con grande gioia, vi parlo del capitolo conclusivo della dilogia iniziata con Like a charme ( Come un incantesimo in italiano): Come una maledizione.

L’ultimo album di Florence Welch ( Florence & The Machine) parla quasi interamente di streghe e lei è disprassica, quindi perfetto accostamento per questa dilogia.

La metafora del Popolo Nascosto come parallelismo con Ramya è semplice, ma sempre di impatto. Ramya vive a Loch Ness con le zie e Opal è la sua mentore, anche se Ramya non è soddisfatta di come la sta preparando perchè non le fa fare lezioni pratiche, la fa studiare e basta. Uno dei temi di questo sequel è lo sviluppo della capacità di volare e la difficoltà data dalla disprassia, infatti Opal vuole tutelare Ramya e ha paura di farle praticare il volo, ma lei vuole imparare a tutti i costi anche rischiando di farsi male. In questo volume incontrerà una Driade di nome Alona, che vive davanti alla sua finestra trasformata in albero. Altro dettaglio simpatico è la leggenda del mostro di Loch Ness, che Ramya incontrerà e ribattezzerà Blue, smentendo la leggenda, in qualche modo.

Ramya è una ragazzina, di conseguenza, non la si può biasimare del tutto se scappa e non vuole dare retta alla zia quando il pericolo si manifesta.  Ramya vuole sentirsi utile dopo una vita a essere sminuita. Non si sente la prescelta, ma lotta lo stesso per salvare il Popolo Nascosto. Marley, il figlio di Leanna, strega guaritrice  che controlla le piante, è il suo più grande alleato da quando la raggiunge a Loch Ness, seppur nella paura, dato che lui non può vedere oltre il Glamour. Marley è un ragazzino Plusdotato e studente modello. I due ragazzi sono molto amici di Freddy, un ragazzo-sirena figlio di Portia, una donna legata alla famiglia Knox perchè molto amica di Opal, e infatti gioca con il suo senso di inadeguatezza e la sua frustrazione per manipolarla, anche se la strega le resiste perchè, come Ramya, è immune alla manipolazione del potere delle sirene, cosa che, a quanto pare, accomuna le persone neurodivergenti.

Nel momento di massimo pericolo, in cui Ramya ha paura di aver distrutto tutto e aver perso la zia Opal, questa le si palesa davanti per aiutarla e si confrontano. Opal è la Strega dal Cuore Spezzato, una ragazza neurodivergente che si è fatta espellere per non far perdere il futuro alla madre di Ramya, Cassandra, strega che controlla il fuoco e lo ha liberato per allontanare i bulli che la stavano infastidendo. Opal si è presa la responsabilità per lei, dicendo che la magia era la sua, anche perchè era già certa di non avere un futuro promettente come quello di Cassandra. Opal era la preferita del padre. Anche Ramya vuole imparare a domare l’elemento della madre, ma non è così scontato, infatti il suo è Solo fumo, niente fuoco. Ramya manipola l’acqua. Opal padroneggiare ogni tipo di magia e, infatti, è la strega più potente in vita.

Tutti i confronti e i vari racconti sul passato sono davvero potenti, anche quello tra Opal e Portia, che tenta di manipolare la strega anche da adulte facendo leva sul motivo per cui sono diventate amiche: entrambe erano incomprese ed emarginate, Portia ha dato a Opal comprensione. Opal non lo nega, ma non tradisce la famiglia per la sirena: Strega Dal Cuore Spezzato e allieva si alleano e vincono, insieme alle due sorelle e alla  madre, dato che la stregoneria é riservata solo alle donne della famiglia Knox.

Questo libro mi ha parlato molto, perchè io sono sia Ramya (disprassica), che Opal (autistica), anche se non ho mai portato scompiglio a scuola, seppur io abbia visto le mie difficoltà spesso ignorate o minimizzate, ho dovuto lottare per gli strumenti compensativi. Nel momento in cui Ramya capisce cosa la bloccava dal volare  dice:

Più ho permesso ai dubbi di insinuarsi, più mi è stato difficile volare. Mi sono detta che le mie ali erano state tagliate ma, in realtà, ho solo troppa paura di usarle.

Una frase che mi ha smossa dentro e che per me ha molto significato. Come tutti i libri di Elle McNicoll, anche questo ha parlato a una parte di me e ha dato voce alla mia rabbia silente. Certo, a tredici anni non avevo la stessa consapevolezza di Ramya, perchè io ho imparato a capire la disprassia negli anni, soprattutto da adulta, ma la mia goffaggine mi ha sempre fatta sentire inappropriata durante l’ora di educazione fisica, tutte le difficoltà di Ramya sono le mie.

Ora non resta che recuperare il prequel di Una specie di scintilla, incentrato su Keedie e, magari, anche il racconto breve su Nina, dato che Elle ha voluto dare voce e spazio anche alla sofferenza della sibling, la gemella di Keedie, quella che deve affrontare anche la diagnosi della sorella minore e si sente sempre messa da parte. Oltretutto sto ancora aspettando che la seconda stagione di Una specie di scintilla arrivi su RaiPlay e, seguendo Elle sui social, ho capito che stanno già lavorando alla terza. Qui si pensa in grande. Conto di recuperare anche Caldo come la neve, Wish you were her e Role Model, che sono romanzi ya, ma sempre e comunque con protagoniste neurodivergenti. Wish you were her ha anche una tematica LGBTQIA+ al suo interno, saffica per la precisione, oltre a raccontare la neurodivergenza. Caldo come la neve è edito Rizzoli.

Non ho voluto dilungarmi troppo su questo sequel, ma ci tenevo particolarmente a condividere con voi la citazione sul volo.

Ora ditemi la vostra.

A presto,

Cate Lucinda Vagni

24 pensieri su “Piccola strega in erba

  1. Sai qual è la cosa bella di certi libri?
    Che a volte non ti raccontano una storia.Ti restituiscono un pezzo di te che non riuscivi a nominare.
    E mentre leggevo quello che hai scritto su Ramya, Opal, il volo, la paura e quella frase sulle ali… sembrava quasi di vedere il momento esatto in cui una persona smette di pensarsi “sbagliata” e comincia a capire che forse stava solo cercando il proprio modo di stare nel cielo.
    E credo sia questo che rende potenti storie del genere:non il fantasy,non la magia,non Loch Ness o le sirene…
    ma il fatto che, sotto tutto quello, parlino della fatica di sentirsi fuori posto in un mondo che pretende istruzioni standard anche per anime costruite in modo diverso.
    “Solo fumo, niente fuoco” è una frase che fa malissimo proprio perché molte persone crescono così: convinte di essere incomplete, quando magari stanno semplicemente imparando a usare un altro elemento.
    E forse volare è proprio questo:non diventare leggeri,ma smettere di trattarsi come un peso.

    Piace a 1 persona

    • Elle McNicoll mi restituisce un pezzo ogni volta, a maggior ragione con questa dilogia. È stato bellissimo trovarla mentre cercavo di capire come rappresentarla nel mio fantasy. La mia protagonista è una strega come Ramya, ma ha diciotto anni. Lei si chiama Vittoria e la gente comune la respinge perché è strana e la comunità magica non l’ha mai accolta perché i maghi non vogliono trovare alternative se un mago ha difficoltà con i movimenti delle mani, come lei per la disprassia. Lei è molto frustrata, perché è una strega ma allo stesso tempo non lo è “abbastanza”, ha ereditato la disprassia dal padre che ha rinunciato alla magia. Mago ci nasci, ma non per tutti è facile accedere al proprio potenziale, quindi vengono convinti che il potenziale magico non lo hanno. Lei finisce con lo sviluppare una sorta di seconda personalità che non ha nessun difetto, perché non è proprio umana. È arrabbiata e siccome non sa nemmeno che potere ha alla fine è diventata capace di distorcere completamente la realtà e potrebbe pure distruggerla. Nel mio libro la scuola magica non è molto diversa da quella comune per i cosiddetti studenti “bes”. La gente comune può accedere alla scuola di magia, non ci sono limiti, ma la conoscenza della magia sarà sempre teorica

      Piace a 1 persona

      • Questa idea è potentissima.
        Perché non stai raccontando solo una strega che non riesce a usare la magia “come gli altri”. Stai raccontando una persona a cui due mondi diversi dicono la stessa cosa:
        “Non sei abbastanza.”
        Troppo strana per i comuni.
        Troppo imperfetta per i maghi.
        E questa cosa fa male, perché somiglia tantissimo alla realtà: anche quando il mondo sembra aprirti una porta, spesso pretende comunque che tu la attraversi nel modo previsto da lui.
        Vittoria invece sembra nascere proprio da quella frattura: dal bisogno di esistere anche dove nessuno ha pensato uno spazio per lei.
        E la seconda personalità “senza difetti” è inquietante proprio perché sembra il sogno tossico che gli altri ti mettono addosso:
        diventare finalmente accettabile, perfetta, funzionale.
        Solo che, se per essere perfetta devi smettere di essere umana, forse il vero mostro non sei tu.
        È il mondo che ti ha chiesto di cancellarti.

        Piace a 1 persona

        • Lo specchio di lei è il protagonista maschile: lui è un ragazzo nato in una famiglia molto famosa in entrambi i modi, una famiglia che ha sfruttato un talento comune e lo ha reso magico: la musica, suo padre suona il violino e pretende perfezione, lui vuole degli amici ma nessuno vuole essergli amico. Lo vedono tutti come spocchioso, ma in realtà non sa come socializzare. In lui il potere di famiglia è cambiato e lui sa manipolare il suono, quindi praticamente il suo potere non si ferma mai perché i suoni sono ovunque e lui li può amplificare. Lui non deve necessariamente suonare, suo padre senza strumenti musicali magici non farebbe niente. Lui è vanesio, ma non sminuisce mai nessuno, anzi cerca di aiutare la protagonista a credere in sé stessa ed è estremamente sensibile. Sbaglia perché non ha mai veramente socializzato con nessuno, ma chiede sempre scusa. La loro citazione è quella del Barone Rampante, ma è lui che “conobbe lei e sè stesso perchè, pur essendosi saputo sempre, mai s’era saputo riconoscere così. ” Lui aveva un usignolo magico e hanno creato un legame così, perché lei ha accolto quella creatura. Lui è Gilbert. ( E io sono maledettamente di parte, ma facciamo finta di niente 🙃)

          "Mi piace"

          • Gilbert mi sembra uno di quei personaggi che all’inizio rischi di giudicare male proprio perché il mondo lo ha già giudicato prima di lui.

            Vanesio, forse sì.
            Ma non cattivo.
            E soprattutto non vuoto.

            Anzi, mi piace molto questa idea del suono come potere inevitabile: qualcosa che non puoi spegnere del tutto, perché il mondo fa sempre rumore. È una bella metafora per una sensibilità che non trova mai davvero silenzio.

            E il fatto che lui non salvi la protagonista, ma la aiuti a credere in sé stessa, secondo me cambia tutto.

            Perché i legami migliori non sono quelli in cui qualcuno arriva e ti aggiusta.
            Sono quelli in cui qualcuno resta abbastanza vicino da farti sentire meno sbagliato mentre impari a riconoscerti.

            E sì, si sente che sei un pochino di parte.

            Ma secondo me Gilbert se lo merita.

            Piace a 1 persona

            • Si, Gilbert viene giudicato male da tutti e in parte anche dalla protagonista che non capisce se è sincero o vuole solo ribellarsi al padre. Lui non è un bullo, anzi, se la prende con la persona che bullizza la protagonista, anche se apparentemente hanno due caratteri simili loro due. É la parodia dei bei ragazzi degli anime e dei principi Disney quindi sì, piace quasi a chiunque è attratto dalla genere maschile, più o meno, e lui stesso non è totalmente conforme al binarismo di genere maschile nella mia testa. È un ragazzo e si riconosce nel suo genere, ma non solo. Si pavoneggia sempre, ma alla fine lo si apprezza anche per la sua melodrammaticità. Non è un donnaiolo, mai, ma effettivamente è facile alla cotta. Nel suo ambiente tecnicamente esistono i matrimoni combinati perché le famiglie importanti non vogliono rischiare di perdere i loro poteri mischiandoli con altri. La madre della protagonista veniva da una famiglia che era alla pari di quella di lui, ma erano troppo eccentrici e i maghi artisti non li hanno voluti, lei è una pittrice magica. Lei dipinge il ritratto magico della figlia e lo manda alla famiglia di lui, ma non per combinare il matrimonio, solo per far capire a lui come riconoscere Vittoria. Lui si infatua del ritratto magico di Vittoria e poi viene rapito per adescare lei perché all’antagonista fa comodo che la protagonista possa eventualmente distruggere tutto e non far restare più niente intorno a lei.

              Piace a 1 persona

              • Gilbert mi sembra sempre più interessante perché gioca con un archetipo molto riconoscibile, ma poi lo rompe da dentro.

                Sembra il “bello impossibile”, il principe teatrale, quello che dovrebbe vivere di specchi e applausi… e invece sotto c’è un ragazzo che non sa davvero come farsi voler bene senza interpretare una parte.

                E questa cosa del ritratto magico è bellissima: lui non si innamora solo di un’immagine, ma forse della possibilità che finalmente esista qualcuno capace di vederlo oltre la maschera che tutti gli hanno cucito addosso.

                Mi piace anche che non sia il classico personaggio maschile scritto per “conquistare”.
                È più fragile, più melodrammatico, più ambiguo nel modo giusto.

                Uno che si pavoneggia, sì.
                Ma forse perché nessuno gli ha mai insegnato a stare fermo senza sentirsi invisibile.

                E il fatto che venga usato come esca per Vittoria rende tutto ancora più tragico: due persone che cercano di riconoscersi, mentre qualcun altro prova a trasformare il loro legame in una trappola.

                Insomma, Gilbert mi sembra uno da cui aspettarsi scene molto teatrali.

                E probabilmente anche qualche entrata in scena da denuncia.

                Piace a 1 persona

                • Vittoria sarebbe lo stereotipo della ragazza “Diversa dalle altre “, un modo di scrivere un personaggio femminile che in realtà lo fa risultare odioso a tutti perché spesso é scritta come una che è la prima a essere sessista con le ragazze che hanno esperienze intime e si sente sempre migliore di tutte, lei no. La neurodivergenza ti rende oggettivamente diversa dalle coetanee e su di lei pesa lo stigma di essere una ‘Mezza Strega” e prima una potenziale alunna BES visto che ha studiato anche nella scuola non magica, ma siccome la magia c’era sempre ai bambini comuni risultava strana. E i maghi si sono rivelati peggio degli insegnanti comuni con lei. Un’altra citazione per lei è “Chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te” perché è vero, la magia stessa alla fine si è connessa a lei, ma lei non sapeva riprodurre nemmeno il più basilare degli incantesimi. Lei sa animare gli oggetti solo perché teme di romperli, non è semplice telecinesi.

                  Piace a 1 persona

                  • Intanto ti stimo tantissimo perché hai citato Max Pezzali con “chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te”.

                    Max è il mio preferito, e non lo dico tanto per dire: è stato proprio lui, in qualche modo, a darmi la scintilla per iniziare a scrivere.

                    Detto questo, Vittoria mi sembra interessante proprio perché prende lo stereotipo della ragazza “diversa dalle altre” e lo porta finalmente in un punto più vero.

                    Non è diversa perché si sente superiore.
                    Non è diversa perché guarda le altre dall’alto.
                    È diversa perché il mondo, sia quello normale sia quello magico, le ha fatto pesare ogni singolo centimetro della sua differenza.

                    E questa cosa degli oggetti che anima perché teme di romperli è bellissima.
                    Non è solo un potere.
                    È una ferita che ha trovato un modo per muoversi.

                    Piace a 1 persona

                    • Ho ascoltato la tua intervista e sapevo che avresti apprezzato la cit 😉 la disprassia è il motivo principale per il quale non posso prendere la patente e a volte ci soffro tanto, ma vado fiera di ogni mia neurodivergenza pur nella consapevolezza che gli aspetti disabilitanti ci siano. Nessuno lo nega. Comunque ho citato la frase sul volo anche su Instagram, se vuoi ti giro il post

                      "Mi piace"

                    • Sì, mandamelo pure 😊
                      Così però mi vizi, eh ahahahah

                      E grazie davvero per aver ascoltato l’intervista. Quella citazione sapevo che non era messa lì a caso, infatti l’ho apprezzata tantissimo. E capisco quello che dici: andare fieri della propria neurodivergenza non significa negarne la fatica o gli aspetti disabilitanti. Significa non lasciare che siano solo quelli a definirti

                      Piace a 1 persona

        • La citazione al Barone Rampante non è causale, anche se ho invertito i ruoli, perché è una delle mie preferite di sempre. Solo che è lei che deve conoscere sè stesso e lui in qualche modo la aiuta e lui conosce cose di sé stesso anche se ha molta consapevolezza di sé e dei suoi poteri, si bilanciano a vicenda

          Piace a 1 persona

  2. Ed è bellissimo proprio questo: non sembrano due personaggi che si “completano” nel senso classico, ma due persone che si aiutano a reggere il peso di ciò che sono.

    Uno conosce il mondo.
    L’altra deve imparare a riconoscersi dentro quel mondo.

    E il fatto che si bilancino invece di salvarsi a vicenda li rende molto più umani, anche dentro qualcosa di magico.

    Forse i legami più forti non sono quelli in cui qualcuno ti cambia.
    Sono quelli in cui qualcuno riesce a guardarti senza chiederti di diventare altro.

    Piace a 1 persona

    • Uno aveva bisogno di trovare un modo per stare in pace, perché con il suo potere in teoria potrebbe anche silenziare le voci, ma non lo fa nemmeno quando litiga con il padre, l’altra ha bisogno di ritrovare la fiducia in sé stessa dopo una vita in cui non ha mai capito chi era davvero e a momenti diventava un’arma. Per un istante lui perde il controllo e crea loop sonori terrificanti, troppo potere per un ragazzo così giovane, per questo aveva un animale magico del momento in cui il potere è cambiato. Gli animali magici verrebbero dai daimon della Bussola d’Oro, ma nel mio caso solo alcuni li hanno, non tutti e lui è uno di quelli

      Piace a 1 persona

  3. Mi piace molto questa cosa perché entrambi sembrano avere un potere enorme, ma il vero conflitto non è “quanto sono forti”.

    È quanto riescono a non distruggersi mentre imparano a esserlo.

    Lui che potrebbe silenziare le voci ma non lo fa, nemmeno nel conflitto col padre, dice tantissimo: non vuole dominare il mondo attorno a sé, vuole solo trovare un modo per non esserne travolto.

    E lei, invece, deve smettere di pensarsi come un errore o come un’arma.

    Sono due solitudini diverse, ma compatibili.

    Bellissima anche l’idea degli animali magici non come accessorio carino, ma come segno di un momento preciso: quando il potere cambia, quando qualcosa dentro si spezza o si apre.

    Tipo cicatrici vive.

    E i loop sonori terrificanti mi sembrano una cosa potentissima: il suono che dovrebbe essere armonia e invece diventa prigione.

    Molto bello.

    Piace a 1 persona

    • I personaggi sarebbero sei, tra questi c’è anche il migliore amico di lei, un ragazzo non magico che frequenta quella scuola ed è l’unico che non ha paura di vedere la parte peggiore di lei che lei neanche è consapevole di avere. Anche la bibliotecaria è una persona comune e le permette di stare lì per aiutarla perché così si rilassa. Gilbert per un attimo si ingelosisce, ma capisce subito che sta andando fuori strada. Lei è neurodivergente, lui no, ma entrambi hanno fin troppi traumi

      Piace a 1 persona

      • Mi piace molto questa cosa: il fatto che non siano tutti “speciali” in senso magico, ma che alcuni lo siano proprio perché restano, guardano, capiscono e non scappano.

        Il migliore amico non magico può diventare importantissimo proprio per questo: è quello che non ha poteri, ma ha il coraggio più raro, quello di vedere il mostro senza chiamarlo mostro. E anche la bibliotecaria funziona benissimo: un luogo quieto, libri, silenzio, routine… per una persona neurodivergente può essere quasi un rifugio sacro.

        Bella anche la gelosia momentanea di Gilbert, se poi la supera: lo rende umano senza trasformarlo nel solito maschio possessivo. Entrambi pieni di traumi, ma in modo diverso. E forse il punto forte è proprio lì: non salvarsi a vicenda come nelle favole, ma imparare a non ferirsi mentre provano a stare vicini.

        Piace a 1 persona

        • Nessuno dei ragazzi che scrivo è possessivo, ma protettivo sì. Perché di fantasy ne ho scritti due, in realtà, e nel primo il fidanzato è il migliore amico della protagonista, ma questa è un’altra storia per un’altra volta 😉

          "Mi piace"

          • E infatti secondo me c’è una differenza enorme tra possessivo e protettivo.

            Il possessivo vuole trattenerti, il protettivo vuole che tu stia bene anche quando non può controllare tutto. E nei fantasy questa cosa funziona tantissimo, perché spesso i personaggi hanno poteri enormi, traumi enormi e paure enormi… ma il vero amore si vede proprio da lì: non dal possedere l’altro, ma dal restargli accanto senza spegnerlo.

            Comunque “questa è un’altra storia per un’altra volta” è una frase pericolosissima: adesso ovviamente voglio sapere anche quella 😂

            Piace a 1 persona

Lascia un commento