Questo articolo mi frulla in testa da tanto, ma, come tutti gli articoli affini, è complicato da scrivere.
Le comunità nascono per persone con esperienze simili che vogliono darsi sostegno reciproco e lottare per i propri diritti, così come i Pride nascono per unirsi e alzare la voce per far valere quei diritti calpestati che dovrebbero essere fondamentali, ma non lo sono. Non si tratta di ostentare o, ancora peggio quando si parla di disabilità, romanticizzare. Tante persone neurodivergenti sono le prime a rifiutare il concetto dietro al 18 giugno, ma nessun attivista intellettualmente onesto direbbe che è bello essere autistico e tutto è facile, perchè sarebbe falso, il punto è essere visti e rispettati come persone.
Hp scritto un articolo dove ho spiegato cosa significa neurodivergenza e dovrò leggere Neurodivergente. Capire e coltivare la diversità dei cervelli umani di Eleonora Marocchini, o Narraction, dottoressa in psicolinguista e persona neurodivergente che seguo spesso e trovo molto preparata e competente.
La bandiera del Disability Pride nasce nel 2019 da Ann Magill, una scrittrice con paralisi celebrale, ha cambiato forma visiva perchè la disposizione a saetta era problematica per persone ipersensibili come quelle epilettiche. I colori sono nero, verde, blu, bianco, oro e rosso. Il nero per commenorare le persone con disabilità uccise con qualsiasi forma di volenza, bianco per rappresentare le barriere, verde per disabilità sensoriali, blu per ansia, depressione e altri disturbi mentali, oro per autismo, adhd, tourette e altre neurodivergenze e rosso per le disabilità fisiche.
I primi tempi che ho iniziato ad ascoltare gli attivisti autistici la disabilità e l’autismo venivano separate nettamente, e, purtroppo, alcuni lo fanno ancora. Il problema di dire questo è che crei confusione e dimostri di avere tanto abilismo interiorizzato perchè la disabilità esiste a livello sociale e sensoriale quando non c’è quella cognitiva. altrimenti non verrebbero date percentuali di invalidità in certi casi. Anche creare gerarchie involontarie tra malattia e autismo è problematico, ho riflettuto su questo grazie a Emanuela Masia: lei è una persona anemica e con l’EDS e ha detto che stigmatizzare le malattia è ugualmente dannoso. Il concetto di “guarigione” associato alle neurodivergenze è assai controverso, perchè se è il nostro cervello è nato con una data struttura mentale, come possiamo “perderla”? Il controverso concetto di “subclinico” viene affrontato anche nel saggio di Eleonora che ho citato sopra. La terapia, nel nostro caso, deve essere neurodiversity affirming, non dare consigli su base neurotipica, perchè altrimenti alimenti il masking. “Cura”, nel nostro caso, non deve essere assolutamente associato a “guarigione”, perchè le terapie di certo portano benefici, ma purtroppo ci possono essere regressioni per qualsiasi motivo, soprattutto per burnout autistici, visto che ancora non sono adeguatamente riconosciuti e sono molto diversi da quelli associati alle persone neurotipiche. Anche la disabilità cognitiva migliora insieme al qi con i giusti strumenti, ma le disomogeneità restano e sottovalutare le difficoltà legate alle funzioni esecutive o ai vari disturbi di elaborazione sensoriale può essere pericoloso. Ci sono casi in cui i meltdown erano legati a problemi intestinali e magari sono arginati con integratori, ma questo non vuol dire che la persona non è più autistica, sicuramente lavora meglio e se è non verbale potrebbe anche iniziare a comunicare verbalmente, ma resta neurodivergente.
Probabilmente approfondirò ancora questi temi dopo aver letto \ ascoltato il saggio di Eleonora Marocchini, ma intato ci tenevo a parlare del Mese del Pride della Disabilità, così come devo trovare il tempo di parlare dalla Settimana della celebrazione della Neurodiversità, che si tiene ogni anno dal 13 al 19 marzo, e il 3 dicembre per la Giornata Mondiale della disabilità. Ci sarebbe da aprire una parentesi enorme sul concetto stesso di disabilità e analizzare la differenza tra modello medico e sociale, ma è un tema così complesso che devo studiarmelo bene.
Vi aspetto nei commenti per ogni cosa,
A presto,
Lucinda Strange
Il 504 sit-in e il Capitol Crawl sono stati tra i predecessori morali del disability pride. Separare disabilità fisiche e cognitive è abilismo, così come voler “guarire” le persone autistiche (l’aba therapy è abuso, punto e basta).
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Grazie per queste aggiunte. Il 504 sit in non lo conoscevo e si parla di modello medico vs modello sociale della disabilità, che mi servirà prossimamente. La nuova terapia aba tecnicamente sta cercando di perdere quell’impostazione, ma la storia e le origini di questa terapia quelle restano…
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Ne ho parlato in un capitolo di qualche mese fa, se vuoi te lo passo.
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L’ho letto sicuramente, ma mi fa piacere rileggerlo
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In effetti hai ragione, ho visto la tua stellina, comunque è il capitolo 717.
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Ok
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Diciamo che i due eventi da te citati sono stati fatti soprattutto da persone con disabilità fisiche, il Disability Pride prende tutte le disabilità in generale, però è interessante scoprire queste proteste
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