Questa è una storia di appena 50 pagine, ma molto intensa, dove Elle McNicoll dà spazio a Nina Darrow, unica delle sorelle a essere neurotipica. In questa breve storiella ci sono solo le gemelle, quindi Nina e Keedie, perchè Addie è da un’amica, e tutto si svolge durante la sera di Halloween. Per ora è solo in inglese.
Nina è giovane, ma su di lei ci sono le aspettative della sibling, della persona che rispetta perfettamente i canoni socialmente accettati, che è sempre contrapposta alla gemella e diventa quasi un angelo. Il fatto che anche Addie è autistica fa sì che Nina sia costretta ancora di più a non mostrare alcun segno di ribellione.
A un certo punto le gemelle si separano perchè Nina fugge nel bosco per allontanarsi dalla festa, perdendosi. Di conseguenza la zucca che ha preparato con la gemella per la gara di Halloween viene rubata da un gruppo di ragazzi che deridono Keedie e dicono a Nina che la gemella ha lasciato incustodita la zucca volontariamente e non la sta nemmeno cercando, quindi non le interessa di lei.
Keedie smentisce la cosa subito dopo e spiega a Nina che la sua priorità era ritrovarla, perchè si è spaventata a sapere che la gemella fosse sola nel bosco di notte, quindi la zucca è passata in secondo piano. Tra le gemelle si crea una certa complicità e decidono di vendicarsi per la zucca rubata lanciando uova contro coloro che denigrano Keedie e hanno rubato la loro zucca.
Nella sua brevità è una storia che conferma il talento di Elle McNicoll nel far parlare anche la sorella sibling, ovvero neurotipica e senza disabilità, dandole la stessa dignità delle sorelle autistiche. Purtroppo, spesso non si può dire la stessa cosa degli autori neurotipici tendono a patologizzarci e a parlare sempre della condizione facendo leva sul pietismo. Pochi fanno ammenda e tornano sui loro passi rivedendo la rappresentazione, come, per esempio, Amy Reed. Ora a maggior ragione devo recuperare il prequel su Keedie per concludere il trittico delle sorelle Darrow.
Vi aspetto nei commenti per darmi le vostre opinioni generali su questo argomento, un articolo breve per i miei standard xD
A presto,
Lucinda Strange
Sì, sicuramente una storia semplice, da quanto racconti. Ma pure a misura di bambino, quindi ottimo.
Un interessante pov, per far vedere la neurodivergenza
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Le copertine poi sono stupende in ogni caso
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Vero, un articolo breve per i tuoi standard…🤣 Ma è comunque servito per chiarire bene l’argomento, adesso aspettiamo approfondimenti sul prequel!
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❤️
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Era importante parlarne, immagino che arriverà in Italia, ma tutto quello che si poteva dire era contenuto nella storia stessa e va bene così, Nina aveva bisogno del suo spazio, ma forse un romanzo intero era troppo. E le gemelle sono magnifiche ❤️ per fortuna c’è anche la serie ispirata a questi romanzi, sto guardando la seconda stagione e anche quella è veramente bella e potente. Nella serie Nina è fidanzata, nei libri purtroppo no, e un pó mi dispiace perché quel ragazzo è veramente stupendo e la fa sentire meno sola 🥰
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Quest’altra Nina è una grande artista: https://wwayne.wordpress.com/2026/04/01/vogliono-tutti-la-stessa-cosa/
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Ho letto la tua recensione ma non ho capito a chi ti riferisci dato che nell’articolo non citi nessuna Nina
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In realtà nell’articolo ho citato Nina Zilli. 🙂
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Ah ecco 😁
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Mi piace molto questa idea: dare voce anche a chi, dall’esterno, sembra “quella normale”, “quella facile”, “quella che deve capire sempre”.
Perché a volte essere considerati forti diventa solo un altro modo per non essere ascoltati.
Nina non è meno complessa solo perché rientra meglio nei canoni. Ha il suo peso, le sue fughe, la sua rabbia trattenuta. E quella zucca rubata diventa quasi un simbolo piccolo ma potentissimo: il mondo che si prende qualcosa e poi prova pure a raccontarti che non valeva niente.
La cosa bella è che Keedie non sceglie la zucca, sceglie Nina.E lì, secondo me, c’è il cuore della storia.
Poi la vendetta con le uova ha quel sapore perfetto da Halloween: infantile, liberatorio, giustissimo. A volte la dignità passa anche da un gesto scemo fatto insieme.
Bellissimo anche il discorso sulla rappresentazione: raccontare una condizione non dovrebbe mai voler dire trasformare una persona in una diagnosi ambulante o in una lezione morale per gli altri.
Qui, da come lo racconti, sembra esserci qualcosa di più vero: sorelle, differenze, complicità… e quella stramberia buona che non chiede permesso per esistere.
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Questo blog è nato dopo che ho scritto un libro intero per elaborare la diagnosi, ma è stato difficile perché ancora non c’era abbastanza sensibilità verso la persona diagnosticata e quello che mi ha sempre fatto male è essere descritta come una che se ne sbatte degli altri, quando in realtà per tutta l’adolescenza era la gente che frequentavo a non ascoltarmi davvero. Il mio primo ragazzo e la mia migliore amica di quegli anni fingevano continuamente di litigare e forse era un modo molto meschino per mettermi alla prova. In diagnosi come la mia a momenti pure l’ingenuità viene patologizzata, ma io capisco molte cose, l’importante problema è che lo faccio sempre a posteriori perché ci sono altri fattori che “rallentano la comprensione” di quello che sto vivendo e mi rendono, purtroppo, più vulnerabile. Keedie ha un prequel tutto suo che per me ha un valore immenso, perché lotta contro i bulli e io avrei avuto bisogno di un’amica come lei. Non avevo gli strumenti per farli smettere ma ero ben consapevole di come mi trattavano, non ho scampato neanche il cyberbullismo sia sul gruppo Facebook di classe che su quello di WhatsApp. La storia di Addie è l’esordio di Elle McNicoll e trovi anche quella recensione qui.
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Hai fatto una cosa importante aprendo questo spazio, e secondo me va riconosciuto. Perché raccontare certe ferite non è mai semplice, soprattutto quando per anni qualcuno ha provato a definirti dall’esterno, senza ascoltarti davvero.
Ti ringrazio per quello che fai, perché attraverso questi articoli dai parole anche a chi magari certe cose le ha vissute, ma non è mai riuscito a spiegarle bene.
Anche io ho subito bullismo, e sì, spesso pecco di ingenuità. A volte capisco dopo, quando ormai il colpo è arrivato. Ma non significa non capire: significa solo avere tempi diversi per mettere ordine nel caos.
Nel mio caso la scrittura mi ha aiutato tantissimo. Non mi ha “salvato” in modo magico, però mi ha permesso di trasformare almeno una parte di quello che faceva male in qualcosa di mio. Qualcosa che non fosse più solo ferita, ma voce.
E forse è anche per questo che capisco il valore di personaggi come Keedie: a volte non servirebbe qualcuno che risolva tutto, ma qualcuno che stia lì, accanto a te, mentre il mondo prova a farti sentire sbagliato.
Se un giorno ti andrà di parlarne con calma o di confrontarci anche su questi temi, sul mio blog trovi i miei contatti. Senza impegno, naturalmente: te lo dico solo perché credo che certi dialoghi, quando nascono da esperienze vere, possano fare bene.
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Ho scritto un paio di articoli dove ho raccontato la mia esperienza con il bullismo, ma sono vecchi.
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ok, poi li vado a cercare…
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Bene 😁
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Le gemelle sono fantastiche e anche Keedie nel suo libro parla del loro rapporto e di come vede la sorella cambiare completamente a causa delle aspettative sociali. É bello avere il punto di vista di entrambe e che ritrovino la complicità nella storia raccontata da Nina
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Hai perfettamente ragione…
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Arriverà anche quella recensione, anche perché ho aspettato così tanto il libro su Keedie da quando ho visto la prima stagione della serie che non ho resistito e mi ci sono buttata subito. Ma forse la farò uscire proprio il 18 giugno, ovvero l’Autistic Pride Day
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attendo con ansia…
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